Ma Harrison Ford difenderà il mio posto di lavoro?

Il 4 ottobre uscirà nelle sale il film “Blade Runner 2049”. Coloro che sono della mia generazione conosco benissimo la trama del primo film, “Blade Runner”: alcuni robot antropomorfi, i Replicanti, scappano dalle colonie extraterrestri in cui lavorano per cercare giustizia sulla Terra. Un aitante investigatore privato interpretato da Harrison Ford li inseguiva per eliminarli.

Raccontato così è molto banalizzato, ma l’aspetto interessante è che quel film nel 1982 anticipava un tema di cui si sta discorrendo molto adesso: i robot che vengono e verranno impiegati nell’industria, possono sostituire l’uomo in alcuni compiti? In sostanza, quanto dobbiamo essere preoccupati per il nostro posto di lavoro?

Per cercare di dare una risposta a questa domanda, “The European House-Ambrosetti”, un team composto da manager di aziende italiane, banche e multinazionali, ha elaborato uno studio che traccia alcune conclusioni: nei prossimi 15 anni il 14,9% del totale degli occupati, pari a 3,2 milioni, potrebbe perdere il posto di lavoro.

I settori in cui si avvertirà meno la concorrenza delle macchine sono Istruzione, Servizi per la Salute e Servizi di Informazione e Comunicazione. Il perché è facile da intuire: è più probabile che i professionisti dei settori appena citati svolgano mansioni poco sostituibili e con un’elevata componente di interazione personale.

Un’altra variabile determinante è il titolo di studio: i soggetti senza titolo di studio presentano il rischio più alto di sostituzione, ben il 21%. Per dare un termine di paragone, gli occupati con formazione post-universitaria corrono il rischio di sostituzione solo all’1%.

La buona notizia è che i robot non sono razzisti: hanno la stessa probabilità di sostituzione sia maschi che femmine, sia settentrionali che meridionali.

La conclusione di questo studioè che l’automazione «potrebbe provocare una graduale polarizzazione della ricchezza e delle competenze solo in alcune fasce privilegiate della società, portando a crescere le disparità sociali ed economiche già esistenti».

Insomma, l’obiettivo per ognuno di noi è potenziare istruzione e formazione per cercare di sconfiggere la macchina in un campo congeniale per l’uomo: la competenza.

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