Il bon ton ai tempi dell’Instant Messaging

post1ottobre (1)

Molti di voi sapranno che recentemente anche Google ha rilasciato “Allo” una nuova app per l’instant messaging che punta a posizionarsi come competitor di WhatsApp e Telegram principalmente.

Ovviamente per essere più attraente offre qualcosa di nuovo. Niente di esageratamente entusiasmante che non sia poter disegnare sopra un’immagine, aggiungere doodle e adesivi o enfatizzare il tono della voce aumentando o riducendo la dimensione del carattere, come se fosse urlata o appena sussurrata.

Quest’ultima caratteristica mi inquieta, non poco.

Siamo arrivati al punto di voler riprodurre una conversazione parlata scrivendola, anche nell’enfasi, nel pathos.

Credo rischieremo di perdere completamente la spontaneità della comunicazione verbale, cercando di esprimerla nella messaggistica, con tutte le conseguenza negative e di incomprensione che susseguono.

Personalmente già trovo alquanto imbarazzante l’utilizzo del maiuscolo. Volete urlare qualcosa? Prendete il telefono e fatelo con la voce! Prendete la persona o il gruppo e fatelo di persona! Che senso ha urlare a una tastiera…

Non per questo voglio demonizzare l’instant messaging! Sono una sostenitrice dello sharing  e della connessione, ma un po’ credo che veramente stiamo perdendo di vista il contesto adatto…anzi il contatto.

Se in ambito personale preferirei utilizzarne un po’ meno e usare la voce e la gestualità un po’ di più (e io sono una che gesticola parecchio!) in ambito professionale trovo sia un servizio veramente utile, da liberare dal tabù che si tratti solo di un mezzo di comunicazione esclusivamente personale, con le dovute regole di buona educazione, certo.

Recentemente ho approfondito l’utilizzo dell’ instant messaging nel marketing e nei contesti lavorativi e penso che probabilmente gli utenti siano ancora in una fase molto riservata di questo strumento, percepito come esclusivo della sfera privata.

Dunque , nel riflettere ho individuato alcune buone regole nell’utilizzo della messaggistica istantanea, sia in ambito privato ma soprattutto professionale.

  • E’ vero, WhatsApp in Italia è il più diffuso, ma anche Telegram ingloba una bella fetta di utenti italiani. Su Telegram è possibile condividere video fino a 1GB e vi è la funzione Chat Segreta, con crittografia “end-to-end”, dunque trovo sia perfetta per il contesto del gruppo di lavoro (ipotizzate l’emergenza di dover avere bisogno di dati sensibili). Cerchiamo di preferire questa!
  • Penso che ognuno di noi mal digerisca “i gruppi”: il fatto di prendere il telefono e trovare un numero altissimo di notifiche non lette e dover risalire alla prima per capire il contenuto della conversazione, snerva chiunque. Quindi NEI GRUPPI E’ BENE EVITARE UNA CONVERSAZIONE BOTTA E RISPOSTA TRA 2 SOLE PERSONE! Gli altri membri ringrazieranno per non aver ridotto l’autonomia della batteria del loro smartphone 😉
  • Se avete un telefono aziendale, installatevi le principali app di messaggistica e scegliete una foto profilo professionale e che magari riporti il logo dell’azienda. Questo farebbe capire abbastanza chiaramente che l’utilizzo che ne fate per quel numero è di tipo lavorativo e metterebbe a proprio agio chiunque voglia comunicarvi qualcosa in tale ambito, che sia un cliente, un collaboratore o un collega.
  • Non disdire appuntamenti tramite messaggistica mi sembra abbastanza ovvio. Trovo però sia utile e carino inviare dei “reminder”, soprattutto se il luogo dell’incontro professionale è isolato o la strada per raggiungerlo sia difficoltosa. In tal caso un link su mappa sarà sicuramente gradito.

Questi sono solo alcuni, se avete altri consigli da dare o vi vengono in mente altri errori da evitare, a voi i commenti!

3 LIBRI di mezza estate su cui riflettere

3 LIBRI di mezza estate

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà (Italo Calvino)

 

Avete passato mezza estate lavorando, studiando, consumando qualche mozzicone di  ferie visitando il mondo o pulendo casa?

Bene, per trascorrere la seconda metà della calda stagione, vi consiglio di preparare una bella playlist con le vostre canzoni preferite degli ultimi dieci anni e leggere questi 3 libri:

  • “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo
  • “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut
  • “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Il primo è per riflettere come nella comunicazione è più efficace dire meno, ma dirlo meglio.

Il secondo è per affrontare in maniera ironica e spontanea temi importanti come la famiglia, la libertà e il futuro.

Il terzo è  per godere della tenerezza del bambino che c’è in noi (se è molto in fondo andate a ripescarlo, a costo di chiamare un sommozzatore)

Sono libri che mi hanno fornito spunti di riflessione usando uno stile comunicativo semplice, colloquiale o fiabesco.

Non voglio spoilerare nulla, dunque vi esorto a leggerli  lasciandovi alcune citazioni che spero siano sufficienti a stimolare la vostra curiosità.

 

Da “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo

“Nella nostra vita quotidiana, così come in quella professionale, ci sono abitudini che ci fanno capire quanto stia diventando pervasivo l’information overload. Pensiamo ad esempio alle fantastiche macchine fotografiche incorporate nei nostri cellulari: scattare una foto in più non è assolutamente un problema. Finisce così che alla fatidica domanda “mi fai una foto adesso che c’è il tramonto?” vengano realizzati 15-20 scatti a raffica…Nella peggiore delle ipotesi le foto sono così tante che verranno archiviate su un disco fisso, per non essere guardate mai più…Quante emozioni e bellezza si è perso per scattare tutte quelle foto, che probabilmente non guarderai mai più?”

“Qualche secolo fa Berkeley, un filosofo empirista, si chiedeva se un albero, cadendo, potesse fare rumore. Ipotizzava cioè che, non essendoci nessuno a sentirlo, il rumore non esistesse. Qui, per estensione, potremmo utilizzare lo stesso approccio: un contenuto audiovisvo, senza pubblico, fa “rumore”? Siamo tutti potenzialmente in grado di accedere al video della nonnina che cucina i carciofi, ma non lo facciamo, e questo rende l’impatto di quel video sostanzialmente nullo”

 

Da “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut (raccolta dei discorsi tenuti ai laureandi al termine dell’anno accademico da Kurt Vonnegut, scrittore americano).

“Se mai doveste trovarvi a tenere un discorso, cominciate con una battuta…Sapete perché la panna è tanto più costosa del latte? Perché le mucche odiano accucciarsi su quei cartoni così piccini…Quando vi ho fatto quella domanda sulla panna, non siete riusciti a trattenervi. Avete davvero cercato di pensare a una risposta sensata…La seconda parte della battuta annuncia che nessuno vuole sentire la vostra splendida risposta. E’ un tale sollievo sentire finalmente qualcuno che non vi richieda di essere intelligenti. Si ride di gioia.”

“Mark Twain, alla fine di una vita di profondo valore, per la quale non aveva mai ricevuto un premio Nobel, si chiese per quale scopo vivevamo tutti quanti. Tirò fuori cinque parole che lo soddisfacevano. Soddisfano anche me… “La stima dei nostri vicini”. I vicini sono le persone che vi conoscono, vi possono vedere, vi possono parlare: a cui magari sarete stati d’aiuto o avrete fornito stimoli utili….Per guadagnarvi la loro stima, dovrete applicare le capacità speciali che avete acquisito all’università e raggiungere gli standard di decenza, onestà e correttezza fissati con l’esempio dai libri e dai più anziani. E poi può anche essere che uno di voi vinca un premio  Nobel. Volete scommettere? Sono solo un milione di dollari, ma chi se ne frega. Meglio di un calcio alle gengive, come si suol dire.”

 

Da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

“In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”

“Gli uomini coltivano 5000 rose nello stesso giardino e non trovano quello che cercano. E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua. Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore!”

 

P.S. Sono una romanticona, lo ammetto!

Buona estate e buona lettura!

 

Hai detto sharing?!

HAI DETTO SHARING-! (2)

Martedì 28 Giugno è stata per noi di Nexus e Oltre una giornata dedicata alla formazione aziendale.

Un’esperienza di quelle che ti danno la carica e stimolano l’affiatamento del gruppo di lavoro, di quelle che ricordano le sensazioni delle gite scolastiche: la sana competizione in un gioco di strategia in gruppi e poi le risate sugli scalini all’aria aperta.

Ci si sente ancora di più parte di un gruppo, di un ingranaggio ben oleato.

Ma ne parlo soprattutto perché il tema che è stato affrontato è quanto più attuale: la condivisione.

La condivisione intesa di informazioni, di valori e di competenze. Potrei scrivere #sharing forse, che è più di tendenza.

Sì, perché se confrontassimo le due parole “condivisione” e “sharing” su uno strumento come Google Trend che individua le parole chiave e gli argomenti più di tendenza nel motore di ricerca, ci accorgeremmo subito come la seconda, “sharing”, è sicuramente la più digitata (https://goo.gl/6OqNj0).

Si discute moltissimo infatti di sharing economy (car sharing risulta essere la ricerca più frequente su Google).

Per quanto riguarda “condivisione”, invece, è una parola digitata per lo più in maniera correlata: “condivisione file”, “condivisione internet”, “condivisione stampante”.

Dunque nei motori di ricerca si digita più la condivisione di servizi e strumenti.

Eppure martedì si è parlato, e ci siamo sperimentati poi, sull’importanza della condivisione di conoscenze e mi sono soffermata a riflettere sul fatto che non se ne parli in maniera abbastanza diretta.

Si è discusso di quanto sia importante la condivisione di conoscenze per crescere all’interno dell’organizzazione, per lo sviluppo dell’intelligenza collettiva.

Nel web c’è intelligenza collettiva (va bene ok, a volte anche demenza, lasciatemelo dire).

Esploriamo, non leggiamo. Visitiamo il web con un atteggiamento curioso e partecipativo, siamo, ad esempio, sempre più disposti a lasciare pareri e a condividere le nostre esperienze per giudicare un prodotto, un servizio o un luogo.

I Social Media hanno sicuramente incoraggiato questa tendenza.

E allora con questo post, rilancio le parole chiave “condivisione di conoscenze” e “knowledge sharing”!

P.S. Condividete, please! 😉