TRUE COLORS

“But I see your true colors shining through” 

1 anno e mezzo fa Oltre srl ha cambiato logo. Cambiare l’immagine che rappresenta un’azienda è sempre qualcosa di delicato e importante. È vero che a volte si tratta solo di una rinfrescata, giusto per aggiornarsi al passare del tempo. Molto spesso invece è qualcosa di più radicale.

Il logo non è solo un simbolo che deve essere ricordato: è la rappresentazione grafica di un’idea, è il modo per dire “Ecco, questi siamo noi” e per ricordare a noi stessi, a coloro che ci lavorano “Questi sono i motivi per cui ogni mattina ci svegliamo, prendiamo il treno (o la macchina, o la bicicletta….) e puntuali arriviamo in ufficio.”

Quando abbiamo dato il via all’avventura di Oltre avevamo scelto un logo molto “rassicurante”. Molto serioso.
Due anni fa però ci siamo detti che l’idea alla base del nostro lavoro era di far scoprire l’intimo colore di tutti coloro che avevano bisogno del nostro aiuto.
E così abbiamo voluto dare subito un’idea di ciò in cui crediamo, sviluppando un logo che abbracci tutti i colori dello spettro. Perché costruire un percorso di crescita professionale insieme a qualcuno non vuol dire “trovargli un posto di lavoro”, ma inserirlo nel giusto contesto conoscendo le sue peculiarità, quindi i suoi “colori. E attraverso questi assicurargli la giusta collocazione professionale.

Perché esistono infinite sfumature, ed ognuno è rappresentato da una di queste nuance. Tutto il resto è fuffa. Possiamo anche far finta di assicurare un posto di lavoro attraverso un curriculum, ma in realtà il match tra domanda e offerta si fa anche assicurando la giusta attenzione alle persone così da poter offrire un futuro felice a lungo termine.

Questo modo di approcciare il lavoro ci permette di avere, al termine dei corsi di formazione che eroghiamo, delle percentuali di placement assolutamente eccezionali. Per questo ogni giorno la nostra Agenzia parla con delle persone e non con dei record  di un database, cercando la strada migliore verso il futuro di ognuno. E i nostri orientatori e coach si dedicano a creare sempre nuovi strumenti che possono aiutare a far brillare i colori di ognuno.

Perché

“I see your true colors
And that’s why I love you
So don’t be afraid to let them show”

(Vedo i tuoi colori ed è per questo che ti amo
E allora non aver paura di mostrarli)

P.S. I see your true color è una bellissima canzone di Cindy Lauper. Se volete ascoltare la versione originale la trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=LPn0KFlbqX8.

Se volete una versione più recente, Justin Timberlake ne ha cantata una per il film Trolls e la trovate qui

https://www.youtube.com/watch?v=3JIpIsgHqV0

PP.SS: Grazie a Mauro Vanni, che ci ha aiutato a rappresentarci così colorati, a Ludovica Persichitti e Massimiliano Zulli compagni di progetti di comunicazione e voli pindarici.

LinkedIn: effetti speciali

Occupandomi di Social Media spesso mi viene chiesto come “funziona” LinkedIn, sia da colleghi e amici che durante i miei interventi formativi presso Oltre.

In queste occasioni, più che spiegare come creare un account, cerco di dare consigli e suggerimenti, anche mettendo in evidenza azioni che è meglio evitare (della serie “sbagliando si impara…ma se si può evitare è meglio”).

In generale penso che, per avere un profilo social funzionale, occorra aggiornarlo e seguirlo con metodo.

Non tutti i Social Network possono interessarci o “essere fit” col nostro profilo personale e/o professionale, quindi per prima cosa non complichiamoci la vita con account inutili che poi lasciamo senza contenuti o non aggiornati (ricordiamo sempre il discorso della cura della nostra reputazione online, qui un vecchio post).

La stessa attenzione che date al vostro look, dovreste riporla al vostro profilo LinkedIn.

Il primo effetto speciale che darà al vostro account efficacia e validità è l’applicazione, anche giornaliera. Non vi consiglio di pubblicare un post al giorno, ma sicuramente è bene fare un accesso quotidianamente, scorrere la home, controllare le notifiche, accettare o rifiutare eventuali nuove richieste di collegamento e capire se sia il caso allargare la propria rete di collegamenti.

Il secondo consiglio che sento di darvi è considerare quello spazio come la vostra pagina web “aziendale”. Visionate e analizzate i siti web dei brand che più vi piacciono e cercate capire quali siano gli aspetti a cui si dà importanza e come vengono espressi. Poi provate a trasferire queste riflessioni sul vostro profilo.

Ad esempio:

  • la descrizione del vostro profilo LinkedIn (nella sezione “riepilogo”) dovrebbe essere ben scritta, esaustiva e non troppo lunga, un po’ come la mission di un’azienda. Non siate troppo autoreferenziali ma provate ad esprimere in cosa il vostro lavoro potrebbe essere un plus per una società o per le persone.
  • Utilizzate frequentemente quelle parole chiave per cui ipotizzate potreste essere cercati nella sezione “cerca” in alto, in questo modo sarete sicuramente più visibili.
  • Date importanza ai contenuti: inserite approfondimenti, foto, presentazioni di vostri progetti, idee, spunti, aggiornamenti di viaggi di lavoro, articoli.
  • La foto profilo e quella di copertina. Come espresso nel post precedente (qui) secondo una ricerca condotta da LinkedIn, i profili senza foto hanno una visibilità nettamente inferiore. Vi consiglio però di sceglierla con attenzione! Che sia un’immagine che vi rappresenti, realistica e interessante. Poi sfruttate la foto copertina per esprimere qualcosa di più evocativo di voi stessi o di questo momento della vostra vita, anche strategicamente rispetto alle candidature inoltrate.

Forse vi aspettavate trucchetti sfavillanti e non vi ho stupito, ma quoto la citazione di un regista che disse “il migliore degli effetti speciali è la verità”.

Ci vediamo su LinkedIn!

E’ online il sito ANPAL

ANPALE’ online il sito dell’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive per il Lavoro

http://www.anpal.gov.it/

Il sito prevede un’area dedicata al cittadino ed un’area dedicata alle aziende.

Nell’area dedicata al cittadino si può cercare tra le possibilità di lavoro in Italia e in Europa, mentre nell’area dedicata all’azienda è possibile cercare personale.

Tra i servizi offerti anche la possiiblità di inserire la “dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro”; indicazioni su come ottenere l’assegno di ricollocazione; nonché inserire il proprio CV.

L’azienda può invece inserire le offerte di lavoro

Presente anche una sezione di news dedicate al mondo delle politiche attive.

Allo studio nuove misure a sostegno dell’occupazione giovanile

goallVisti i dati non proprio incoraggianti che arrivano da Istat e Caritas sulla situazione giovanile in Italia, l’ANPAL sta pensando di varare due nuove misure:

  • Un «bonus occupazionale» per l’inserimento lavorativo degli under 29in difficoltà. Questa misura dovrebbe essre  nell’ambito del programma «Garanzia giovani»;
  • Un intervento di decontribuzione totale limitata alle regioni del Sud, che dovrebbe riguardare i giovani fino a 24 anni, ma anche tutti gli altri lavoratori disoccupati da almeno sei mesi.

Le misure, che dovrebbero essere finanziate con i fondi europei della precedente programmazione comunitaria riassegnate all’Italia, potrebbero essere messe in campo già all’inizio del 2017, affiancandosi all’incentivo rivolto alle imprese che assumono giovani impegnati in percorsi di alternanza scuola-lavoro o in tirocini curriculari

Sembrano quindi allo studio diversi strumenti di sostegno rivolti giovani, in particolare attraverso incentivi destinati alle aree del Paese in ritardo economico e premiando percorsi di alternanza studio/lavoro.

Tutto questo in attesa delle decisioni relative al rifinanziamento su scala europea del programma Garanzia giovani, che dovrebbe riguardare  – per il triennio 2017-2020 – risorse totali quantificabili in due miliardi di euro.

 

Hai detto placement?

PlaceHandQuali sono le cose importanti per un corso di formazione? Vediamo….

Ambiente accogliente…ok, d’accordo però….

Docenti preparati….ovvio….

Avere appreso competenze spendibili sul mercato del lavoro…beh, e se no che lo faccio a fare un corso di formazione….

Eppure mi sembra manchi qualcosa….. Aspè……

Ma certo la percentuale di PLACEMENT!
Ovvero: quanti hanno trovato lavoro dopo aver seguito il corso di formazione?

Bene, in Oltre/Nexus abbiamo i dati del placement che i corsi FORMATEMP, sviluppati grazie ad Adecco, riescono a generare A 4 MESI DALLA FINE DEL CORSO.

Dopo aver visto questi dati, abbiamo la certezza che il lavoro che stiamo svolgendo è un lavoro di ALTISSIMA qualità.

Per farla breve, a 4 mesi dalla fine dei corsi erogati abbiamo un placement dell’88,5%.

In parole povere, tra coloro che sono venuti nella nostra sede a ritirare l’attestato, che generalmente è pronto a 4 mesi dalla fine del corso, 8 persone su 10 lavorano. Capite che è un risultato eccezionale, frutto di un grande lavoro di team che tutta Oltre, inseme ad Adecco e grazie a FORMATEMP  svolgono.

Questo è il risultato aggregato: se andiamo a svilupparlo corso per corso i dati sono questi.

Operatore di segreteria internazionale 100,0%
Tecnico di Europrogettazione 92,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 73,6%
Social media specialist 87,5%

Adesso però voglio anche essere meno “sborone” e dire: vabbeh, questi sono i risultati tra coloro che riportano i questionari….Ma chissà in generale.
Beh anche in questo caso il risultato è fantastico. Cioè, facendo finta che nessuno abbia trovato lavoro tra coloro che hanno frequentato i corsi ma NON SONO PASSATI IN SEDE A RITIRARE L’ATTESTATO e quindi non hanno compilato il questionario allora la media del placement è del 47%. I dati disaggregati sono questi:

Operatore di segreteria internazionale 35,2%
Tecnico di Europrogettazione 36,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 50,0%
Social media specialist 64,7%

Ovviamente è una media sottostimata perché dubito che, tra questi soggetti, nessuno abbia trovato lavoro

Ma voglio lo stesso considerarla, perché è comunque un ottimo risultato. Vi assicuro che non è affatto banale avere quasi 5 allievi su 10 che lavorano a 4 mesi dal corso.

E no….non hanno fatto un corso su Esperto di turismo però adesso lavorano come toelettatori per cani di piccola taglia. Il questionario che sottoponiamo chiede anche se stanno lavorando in posti affini agli argomenti del corso.

Quindi bravi a noi di Oltre, Nexus e Adecco. Grazie a FORMATEMP.
Ma soprattutto grazie ai fantastici ragazzi che frequentano i nostri corsi: sono la vera ragione di questo successo.
Siamo onorati di lavorare con risorse ritenute eccellenti dal mondo del lavoro

Che selezionatore incontrerai?

Fare il Recruiter è diventata una delle carriere più gratificante nel mondo del lavoro.
Nonostante lo stress e la fatica che il lavoro procurano, vedere i risultati finali ottenuti dà una certa soddisfazione alle persone che hanno scelto questo percorso di carriera.

I recruiter sono tuti d’accordo sul fatto che l’obiettivo finale del processo è quello di essere in grado di assumere talenti e quindi inserire persone nelle posizioni aperte.
Questo obiettivo, ovviamente, coinvolgerà tecniche e strategie diverse per ogni reclutatore.
Ecco alcune descrizioni dei recruiter che potreste incontrare durante la vostra carriera.

  1. IL NEOFITA. Questo tipo di recruiter è nuovo al mondo del recruiting.
    E’ fresco, idealista, ma ignaro del mondo in cui è entrato quando ha scelto questo campo di lavoro. Prima di tutto il Recruiter vuole dimostrare di essere in grado di lasciare un segno nel settore. Pensa che la selezione sia un semplice processo in cui si chiamano i candidati, si somministrano le interviste, e si presentano dei profili. E’ ignaro che in realtà i processi coinvolti sono molti di più. Ma nonostante ciò questo recruiter è motivato, affamato di conoscenza, e molto desideroso di imparare. Ciò che guida questa figura ne fa un individuo pienamente coinvolto e diventerà ben presto una risorsa importante per società di ricerca del personale. Essendo un neofita non significa che il reclutatore non possa avere successo con poca esperienza, piuttosto significa che è in grado di avviare un percorso che lo condurrà verso un successo a lungo termine.
  2. IL VETERANO. Se ci sono principianti, significa che ci sono anche selezionatori esperti. Questo è il tipo di recruiter che è diventato un veterano nel settore e sa tutto dell’industria del recruiting. Questo selezionatore ha assistito alla maggior parte dei cambiamenti di strategie di recruiting.
    Per questa figura con l’età arriva la conoscenza, e questo significa che è in grado di comprendere appieno le richieste da parte dei clienti e le preoccupazioni dei candidati.
    Ha tecniche di reclutamento efficaci che i nuovi selezionatori non conoscono. Di contro ha bisogno di conoscere le tendenze attuali e le nuove strategie di reclutamento.
  3. L’ANIMALE NOTTURNO. Quando tutti si riposano dopo una dura giornata di lavoro, questo recruiter è ancora vivo e lavora di notte. Questo selezionatore probabile che non sia al telefono ed effettuare chiamate ai candidati, ma è sveglio a controllare altri canali per trovare nuovi talenti.
    Il Recruiter durante la notte sta anche generando e formulando strategie e tecniche per avere migliori risultati ed esiti. Non si darà pace fino a quando non ha ottenuto i risultati prefissati e non si fermerà fino a quando è soddisfatto.
  4. L’UOMO INVISIBILE. Raramente si trova questo recruiter seduto alla sua scrivania in ufficio. Piuttosto è sempre fuori sede per partecipare a diversi incontri con le imprese. Può intervistare un candidato, o partecipare a un incontro con un cliente, o lavorare alla creazione di opportunità di business e di partnership per l’azienda. Il calendario di questo recruiter è già completamente occupato. Nel momento in cui lo vedete in ufficio, è solo per ottenere un documento e immediatamente è già fuori sede. Questo tipo di selezionatore potrebbe non sapere sempre cosa sta succedendo in ufficio, ma tutti gli sforzi che sta facendo certamente portano beneficio non solo a lui o lei, ma anche alla società di recruiting e ai suoi dipendenti.
  5. IL PERFEZIONISTA. No, questo recruiter non ha un disturbo del comportamento, ma non smetterà di lavorare fino a che non ha tutti i dettagli necessari. Vuole assicurarsi di avere tutte le informazioni necessarie per aiutare il candidato ad ottenere un lavoro o per trovare il candidato perfetto all’azienda. Non rinuncia a nulla fino a che il processo di reclutamento è avviatoal meglio.
  6. LO 007. Dare a questo selezionatore il lavoro ed ottenere il risultato è tutt’uno. Si metterà in caccia del profilo perfetto e seguirà le istruzioni da parte dei clienti. E’ in grado di conoscere tutti i dettagli ed anche di ottenere ulteriori informazioni.

Bene, questi sono i tipi che potreste incontrare durante il vostro percorso. Ovviamente questa è solo una schematizzazione, ma dovrebbe rispecchiare la realtà. Siete d’accordo?

20P.S. Grazie a Angelo Cenon Valdez per lo spunto che ha dato il via a questo post

La cultura arricchisce, davvero!

1306Alla faccia di chi dice che studiare non conviene. O che specializzarsi con corsi professionalizzanti è inutile.

Si, perché UNIONCAMERE, con il gruppo Class, ha pubblicato uno studio intitolato “PREVISIONE DEI FABBISOGNI OCCUPAZIONALI E PROFESSIONALI IN ITALIA A MEDIO TERMINE (2016-2020)” (un report sintetico lo trovate qui) e da questo studio emergono alcuni scenari per il futuro prossimo venturo, cioè il periodo 2016-2020: in primo luogo l’occupazione media crescerà annualmente dell’0,4% (nella previsione più ottimistica dello 0,8%), mentre il fabbisogno medio, cioè il rapporto tra il fabbisogno lavorativo e gli occupati, sarà del 2,3% nel periodo preso in esame.

In particolare beneficeranno di crescita occupazionale soprattutto le professioni a più alto contenuto di competenze, che tra il 2016 ed il 2020 cresceranno dal 39% al 41%, quindi di 2 punti percentuali. Se consideriamo il solo periodo la crescita media complessiva è del 40%.

Diminuiranno le figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato.
Insomma, la crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%). Nel 2020 i laureati e i diplomati dovrebbero quindi rappresentare il 65% del fabbisogno totale, contro il 62% del 2016.

Gli effetti della variazione del mix di livello professionali e livelli di istruzione avranno un impatto sul fabbisogno medio previsto per il 2016-2020 evidenziato dal grafico seguente.
Cattura

Considerando come i diversi settori contribuiranno alla formazione del fabbisogno complessivo (pari, nell’intero periodo in esame, a 2.552.500 unità), nelle prime posizioni della graduatoria si trovano la sanità- assistenza (con un tasso medio annuo di fabbisogno del 4,1%) e i servizi avanzati alle imprese (3,5%). In termini assoluti, nel 2020 il fabbisogno sarà ampiamente determinato dai servizi (83% del totale). Tra questi prevalgono nettamente il commercio, la sanità e assistenza sociale. nonché i servizi avanzati. Seguono poi l’istruzione, i servizi operativi, le costruzioni, i trasporti e il turismo.

Insomma, molti osservatori avanzano la preoccupazione  che possa profilarsi, anche se non nell’immediato, una carenza di offerta rispetto al fabbisogno di laureati espresso dal sistema economico.

La presenza, all’inizio del periodo di previsione, di un certo numero di laureati ancora in cerca di lavoro, circa 400.000 unità (pari a circa tre volte il numero medio di neo-laureati in ingresso ogni anno sul mercato del lavoro), porterebbe quindi a dire che da qui a fine decennio, la carenza segnalata potrebbe non presentarsi, e che il livello della domanda, dovendo necessariamente attingere al “bacino” dei disoccupati, consentirebbe di riportare la disoccupazione dei laureati perfino al di sotto dei valori pre-crisi.

Questa però è solo algebra. Occorrerà infatti vedere se la corrispondenza numerica troverà riscontro nella corrispondenza qualitativa.

Vale a dire se laureati, diplomati o coloro con una qualifica professionale che sono già presenti sul mercato del lavoro e quelli che vi entreranno nei prossimi anni, hanno o avranno le caratteristiche richieste: innanzitutto per indirizzo di studio ma anche per distribuzione territoriale e secondo altre caratteristiche e competenze personali e professionali che le imprese e il mondo del lavoro richiedono.

E’ questo, come si dice da più tempo, è la scommessa che Istruzione e Formazione professionale si trovano davanti ed è anche la condizione necessaria per lo sviluppo del nostro Paese.

Prendendo spunto dallo studio allora ecco una sintesi:

  • Il tasso medio annuo di fabbisogno (fabbisogno rapportato allo stock di occupati) è pari al 2,3%.
  • I tassi di fabbisogno risultano più elevati nei servizi (2,6%), mentre nell’industria, che risente di una previsione di expansion demand negativa o nulla in diversi settori, non supera l’1,5%. 
  • Il tasso di fabbisogno è più elevato per le professioni high skill (dirigenti, professioni specialistiche e tecniche), per le quali raggiunge il 2,5%, e per le professioni low skill (operai o personale non qualificato), per le quali si attesta al 2,4%, mentre per le figure intermedie è pari al 2,1%. 
  • Tra il 2016 e il 2020, la quota di figure high skill crescerà di oltre 2 punti (dal 39 al 41%), soprattutto a scapito delle figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato. 
  • La più sostenuta crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%).
  • Il confronto dell’evoluzione del fabbisogno di laureati con l’andamento previsto dell’offerta di titoli universitari indica una possibile carenza di offerta, che in parte potrebbe essere tuttavia colmata attingendo allo stock di disoccupati e con situazioni molto differenziate per i vari indirizzi di studio. 
  • Per i diplomati si dovrebbe invece mantenere anche nei prossimi anni uno scenario di eccesso di offerta, anche se in tendenziale attenuazione a anche in questo caso con situazioni molto differenziate per indirizzi. 
  • Questo quadro, che già oggi vede il manifestarsi di elementi di mismatch tra domanda e offerta per taluni profili professionali – come sistematicamente evidenziato dalle indagini Excelsior – comporterà una ricomposizione dei profili professionali attesi, che andranno a favore di una maggiore quota di figure high skill.

10 cose da non fare su Linkedin

socialIn questi giorni la mia collega sta parlando di Linkedin in aula, presso alcuni corsi che stiamo erogando. Ovviamente ha riscontrato un immediato interesse verso questo strumento, che i più però conoscono male e non riescono a sfruttare appieno.

Ma LinkedIn cos’è? E’ un enorme database? Oppure è uno strumento per chi cerca lavoro e anche per chi si occupa di sviluppo commerciale? Puoi pensare che sia entrambe le cose. In parole semplici puoi pensare a LinkedIn come una piazza pubblica online dove le persone possono pubblicare cartelloni su se stessi e sui loro servizi.

Puoi vedere LinkedIn anche come un evento di networking on-line che è sempre attivo. Quando immagini le interazioni su LinkedIn nel contesto di un evento di networking online, noterai subito che ci sono alcuni inviti che sono più educati rispetto ad altri.

Se vuoi essere visto come un networker maleducato, fai attenzione a non oltrepassare i limiti della buona educazione su LinkedIn. Ecco allora dieci cose che non devi mai fare su LinkedIn:

  1. Non inviare a qualcuno un invito a collegarsi con te e poi, appena collegato alla tua rete, inviare una richiesta per farti introdurre qualcuno che conoscono. Praticamente stai urlando “Sei solo un mezzo per raggiungere il mio fine!”
  2. Non chiedere a persone che non sono tuoi amici di confermare le tue competenze su LinkedIn (nemmeno scrivendo “ho accreditato le tue competenze! – Adesso accredita le mie”).
  3. Non invitate qualcuno a collegarsi con te al solo scopo di scrivere a loro un paio di giorni più tardi per chiedere informazioni sulla opportunità di lavoro che si è creata presso la loro azienda. Ti diranno “Guarda il sito internet della società.” Quest’ultima sarebbe dovuta essere la tua prima mossa.
  4. Se sei una persona che si occupa di sviluppo commerciale, non inviare a qualcuno un invito al solo scopo di colpire con una offerta commerciale il minuto successivo che si sono uniti alla tua rete.
  5. Non utilizzare un InMail quando disponi di una connessione reciproca e quindi potresti chiedere alla persona che è il vostro reciproco collegamento di introdurvi.
  6. Non guardare gli elenchi dei contatti per trovare le connessioni di primo grado e quindi inviare una mail o telefonare e dire “Abbiamo Mario Rossi in comune – conosciamoci!”. Non è meglio chiedere a Mario di introdurvi, invece?
  7. Non invitare le persone a collegarsi con te per avere il loro indirizzo di posta elettronica così da poterli aggiungere alla tua newsletter.
  8. Quando sei alla ricerca di un lavoro, attendi fino alla fine del processo di reclutamento prima di invitare le persone che hai incontrato nei colloqui di lavoro a collegarsi con te su LinkedIn. Se ottieni il lavoro, saranno tuoi collaboratori. Se non ottieni il lavoro, puoi inviare un messaggio di ringraziamento via e-mail una volta che il processo di reclutamento è finito. In questo messaggio puoi chiedere “Posso inviare un invito su LinkedIn?”
  9. Non supporre che tutti nella tua rete di primo grado stiano morendo dalla voglia di diventare un punto di riferimento per te. Chiedi il permesso prima di inviare mail inerenti il lavoro nelle loro caselle di posta LinkedIn.
  10. Infine, ricorda che tutti sono sovraccaricati di informazioni. Tutti hanno un elenco infinito di cose da fare. Non abusare della gentilezza degli estranei e manterrai la tua reputazione in rete incontaminata!

La laurea conviene?

abcdDai dati Istat (che trovate qui: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXOCCU) emerge chiara una situazione: la laurea comincia a convenire dopo i 35 anni, sia perché si trova più facilmente lavoro, sia perché si guadagna di più.

Sotto i 35 anni invece la conquista dell’agognato “pezzo di carta supremo” non incide più di tanto: trovano lavoro in due casi su tre sia diplomati che  laureati.
Per  il resto, i dati confermano in maniera più o meno esatta quanto già si è detto ultimamente: le lauree con più occupazione sono ingegneria e medicina, mentre le lauree letterarie sono in ribasso.

Per quanto riguarda i settori,  industria e costruzioni hanno perso ciascuno circa mezzo milione di occupati. La crescita arriva dal settore dei servizi e rispetto al 2008 crescono – in misura minore – anche gli occupati nell’istruzione e nella sanità, mentre il sogno del posto a vita nel settore pubblico, Checco Zalone docet,  comincia a somigliare a un miraggio, visto che in sette anni i dipendenti pubblici sono calati di 140mila unità.

Anche gli imprenditori diminuiscono, passando in 12 anni da 400.000 a poco più della metà. Diminuiscono anche i dipendenti mentre crescono i professionisti, oggi 230mila in più rispetto al 2006, mentre gli operai hanno assorbito il colpo della crisi e sono tornati grosso modo allo stesso livello del 2008.
Un articolo esaustivo su questi argomenti lo trovate qui: Ma la laurea conviene ancora?

RIFAI IL LOOK AL TUO CV: consigli PER UN CURRICULUM “indimenticabile”

rifai il look al tuo curriculum

  1. Non strafare

Ti sei deciso, vuoi cambiare l’aspetto del tuo curriculum. Forse avrai seguito uno dei nostri corsi, e ti senti motivato  a “rifare il look al tuo curriculum vitae” . Bene! Era ora!

Attenzione, però. Non mi piace frenare guizzi creativi ed estroversioni (giammai), ma l’esperienza mi insegna che ogni qualvolta si ha a che fare con grafica, colori, soluzioni creative…ciascuno fa venir fuori l’artista che è in sé….anche se in letargo dalla nascita.

Il curriculum è una presentazione, visionata da chi non ti conosce. Cerca dunque di non dare troppi input che possano essere fraintesi. Ti consiglio di essere originale, non fuori luogo…curioso non invadente…sagace, non arrogante.

 

  1. Chi l’ha detto che deve essere stampabile?

A meno che non sia stato esplicitamente richiesto, non è necessario preparare un curriculum pensato solo ed esclusivamente per la stampa.

Potrai anche metterla sul piano “green”. Infatti, realizzando una presentazione , un’infografica animata o un breve video, farai risparmiare carta e tempo al selezionatore, oltre ad essere più incisivo perché maggiormente caratterizzato dalla scelta dello strumento.

Ti consiglio di dare uno sguardo ai template che propone Prezi (www.prezi.com): applicazione web che permette di realizzare presentazioni efficaci (argomento che ho trattato in un post precedente, se vuoi approfondire, qui)

 

  1. Sintetizza con le icone

Siamo abituati a visualizzare prodotti e servizi attraverso l’uso di icone. Pensa ad esempio alla letterina che simboleggia l’indirizzo email o alle icone dei social network più comuni.

Bene, utilizzale all’interno del tuo cv. Anche per identificare delle aree professionali o delle competenze.

Tutto ciò che può essere sintetizzato graficamente aiuta la comprensione, e dona un aspetto più piacevole al tuo curriculum.

 

  1. Dedica almeno un’ora alla scelta e sistemazione della foto profilo

Se sei di quelli che non inseriscono la propria foto sappi che è un errore. Perché non farlo? Una posizione del genere potrebbe provocare diffidenza e ipotizzare una personalità insicura.

Piuttosto soffermati nella scelta di una tua foto adatta.

Per prima cosa evita situazioni di viaggi e vacanze o sfondi troppo “rumorosi” cioè ricchi di informazioni.

Poi seleziona le foto di buona qualità: non c’è niente di peggio di un’immagine “sgranata”.

Infine scegli una delle foto più recenti, né troppo seria né troppo sorridente: un’immagine rappresentativa, fresca e il più possibile spontanea.

 

  1. Non dimenticare i collegamenti ai tuoi profili web e social

Per ultimo, ma non meno importante, ci sono le tue informazioni nel web.

Se possiedi un blog, un profilo LinkedIn o Twitter o su altri Social Network, non dimenticare di inserirli nel curriculum!

Ovviamente dovranno essere professionali o quanto meno rappresentare la tua personalità coerentemente con il profilo di candidatura.



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