Tecnologia e studi umanistici. Finalmente una gioia!

Studi umanistici e ICT

Studi umanistici e ICT

Chi l’avrebbe mai detto che finalmente quella laurea in Lettere e Filosofia avrebbe avuto un reale uso e una concreta applicazione nel mondo del lavoro? Che quel “pezzo di carta”, che aveva reso tanto orgogliosi mamma, papà e parenti tutti, alla fine sarebbe davvero servito a qualcosa?

Ebbene sì. Anche i laureati in studi letterari e umanistici potranno aspirare a posizioni lavorative stimolanti. Magari non proprio inerenti al percorso di studio effettuato ma in un ambito, sebbene diverso, incredibilmente bisognoso di capacità letterarie e filosofiche. Stiamo parlando dell’IT – Information Technology.

I dati messi a disposizione da Expo Training, la più grande manifestazione italiana dedicata alla formazione professionale, parlano chiaro. I futuri candidati in cerca di occupazione dovranno non solo avere dimestichezza con la tecnologia e il digitale ma, preferibilmente, avere un background di studi letterari, umanistici, filosofici, storici e artistici.

Meglio ancora sarebbe il perfetto mix di entrambe le discipline, tecniche e umanistiche, condite da un’infarinatura di materie economiche.

Per molto tempo tutto ciò che era collegato alla tecnologia riguardava ambiti specifici e affini come la scienza, la matematica e l’ingegneria. E di conseguenza la scuola e l’università spingevano gli studenti attratti dal mondo informatico e tecnologico a specializzarsi e ad approfondire materie inerenti alla propria scelta. Le materie studiate a scuola e le successive discipline previste nei percorsi universitari miravano tutte a fornire competenze e conoscenze necessarie a sviluppare e portare avanti il percorso intrapreso.

Non esisteva margine d’errore. Chiunque avesse come sogno nel cassetto di lavorare per grandi aziende di IT – Information Technology  o ICT – Information Communication Technology aveva un solo piano, quello A, da seguire e sui cui perseverare.

Il discorso cambiava drasticamente per chi sceglieva di intraprendere una facoltà di studi classici.

Per i laureati in materie umanistiche il cosiddetto piano A è sempre stato aleatorio. Gli sbocchi professionali erano sempre avvolti dal mistero. Andavano da un futuro impiego nelle istituzioni pubbliche o private alle attività di ufficio stampa. Dal lavoro nel giornalismo, nell’editoria, nell’archivistica a quello nell’ambito museale e bibliotecario, per poi finire all’intramontabile insegnamento scolastico o universitario. Insomma tutto e, nella maggior parte delle volte, niente.

Forse proprio per questa costante incertezza i laureati in lettere e filosofia, per citare la facoltà più famosa, sono sempre stati in grado di elaborare altri piani oltre a quello A. Un piano B, C, D e così via.

Probabilmente è questa capacità di elaborare diversi piani che li ha resi abili e pronti ad affrontare il mondo lavorativo e le possibili realtà occupazionali con mente aperta e con capacità di reale adattamento a quasi ogni genere di lavoro.

Ma non solo. Lo studio di materie umanistiche contribuisce a creare una solida base di pensiero critico, di competenze comunicative, di abilità nella scrittura, di affrontare e risolvere problemi analizzando diverse prospettive, di capacità di analisi e di consapevolezza metodologica.

Quindi, a cosa dovrebbero servire tutte queste idoneità? Lo spiega in una frase emblematica Carlo Barberis, presidente di ExpoTraining, il quale sostiene che “la tecnologia e internet hanno reso la comunicazione alla portata di tutti e ciò di cui già oggi si sente la mancanza sono i contenuti, la capacità di raccontare e di rappresentare l’azienda”.

Ecco perché, a fianco di scienziati, ingeneri e informatici serviranno letterati, filosofi, psicologi e sociologi che hanno capacità riconducibili, forse, al tipo di forma mentis che un corso di laurea in discipline umanistiche offre, una forma mentis che rende estremamente flessibili e in grado di acquisire competenze diverse e riutilizzabili in diversi ambiti.

Il mondo della tecnologia, dell’informatica e del digitale necessita di contenuti, di storytelling e di capacità comunicative in quanto è cambiato il rapporto con internet che è diventato accessibile a tutti e tutto, nel web, è condivisibile. Questo tipo di interazione ha messo l’utente al centro di un sistema che fino a poco tempo fa era decisamente statico.

Il bisogno di comunicare online e di comunicare bene, l’esigenza di promuovere e di promuoversi sono diventati fondamentali nel web e, in particolar modo, nei social. È qui che entrano in gioco le attitudini di chi ha una formazione classica. La proverbiale flessibilità delle menti umanistiche le rende capaci di destreggiarsi in un mondo digitale che deve essere alimentato da una serie di diversi elementi che, oltre la parte tecnica, esigono un contenuto ben fatto e ben narrato e che, soprattutto, sia efficace.

Fortemente lungimiranti sono le parole di Albert Einstein che nel 1934 affermava:

“A elevare l’uomo e ad arricchirne la natura non sono certamente le applicazioni della ricerca scientifica, ma la spinta a capire, il lavoro intellettuale di creazione o di studio”.

La dignità del lavoro ben fatto

Il lavoro ben fatto“Ciò che va quasi bene, non va bene”.

Ha senso scrivere il “Manifesto del Lavoro ben fatto” in un’epoca in cui esistono difficoltà nel reperire un qualsiasi tipo di lavoro? Un tempo nel quale corriamo il rischio di venire soppiantati dalle macchine nello svolgimento delle nostre mansioni? Secondo Vincenzo Moretti che l’ha scritto, sì. E anche secondo me. Perché in un’epoca in cui il pressappochismo ed anche il menefreghismo cercano di darsi dignità vestendosi di parole arrabbiate e di ipocrisia, tutto ciò che è ben fatto, corretto e onesto è anche innovativo e rivoluzionario.

L’azienda in cui lavoro deve molte delle sue caratteristiche a due uomini: uno dei due aveva lavorato con Adriano Olivetti e da questi aveva imparato ad amare il lavoro giusto e onesto . Un piemontese che ha insegnato a noi, sprovveduti giovincelli che volevano diventare imprenditori, quanto importante sia la quantità e la qualità del lavoro che si svolge. Che ci ha insegnato quanto sia importante avere l’etica del lavoro.

Un altro è un abruzzese che ci ha aiutato a capire che la persona e il lavoro non si possono dividere con una rasoiata. Che la personalità viene riversata nel risultato del proprio lavoro, e che il lavoro diventa una conseguenza della personalità.

Per questo quando ho letto il “Manifesto del lavoro ben fatto” mi sono trovato subito in sintonia con quello che questo documento vuole dire. Perché  “Il lavoro è identità, dignità, autonomia, rispetto di sé e degli altri, comunità, sviluppo, futuro.”

Non solo, ma da imprenditore dico che la mia esperienza mi ha insegnato che “Il lavoro ben fatto è prima di tutto un modo razionale, utile, conveniente di pensare e di fare le cose.”
Fare bene le cose è bello.
Fare bene le cose è giusto.
Fare bene le cose conviene.

E se vuoi che il lavoro sia un lavoro ben fatto, allora devi mettere sempre una parte di te in quello che fai. Non si scappa. Non puoi lavorare bene senza farti coinvolgere, senza pensare che quel risultato è una parte di te.

Esiste una parte del Manifesto che sembra parli dell’azienda in cui lavoro. Nexus/Oltre non è una grande azienda, né come dimensioni né come fatturato. Anche geograficamente parlando, siamo in una regione piccola, l’Abruzzo. Nonostante ciò non ci siamo mai posti limiti perché “non importa quello che fai, quanti anni hai, di che colore, sesso, lingua, religione sei. Quello che importa, quando fai una cosa, è farla come se dovessi essere il numero uno al mondo. Il numero uno, non il due o il tre. Poi puoi essere pure il penultimo, non importa, la prossima volta andrà meglio, ma questo riguarda il risultato non l’approccio, nell’approccio hai una sola possibilità, cercare di essere il migliore”.

E questo tipo di approccio, il cercare di migliorare sempre riguarda tutti:

  • Le singole persone, senza le quali il lavoro ben fatto non può diventare modo di essere e di fare, senso comune, missione condivisa.
  • Le organizzazioni, destinate ad avere tanto più futuro quanto più riescono a connettere il fare con il pensare, ad affermare idee e modelli gestionali in grado di tradurre con più efficacia le idee in azioni e gli obiettivi in risultati.
  • Le classi dirigenti a ogni livello, alle quali tocca ricostruire il nesso tra potere, inteso come possibilità di disporre di risorse e di prendere decisioni, e responsabilità, intesa come necessità di operare nell’interesse generale delle istituzioni e dei cittadini che si rappresentano.

Ma esiste una parte del Manifesto che amo sopra ogni altra cosa. In realtà tutti e 52 i punti sono importanti, ma esiste una parte che sento più vicina al mio essere:

Il lavoro ben fatto è il suo racconto.

Il racconto ha origini antiche come le montagne.

Ogni cosa che accade è un racconto.

Raccontando storie ci prendiamo cura di noi.

Connettiamo vite, fatti, eventi.

Diamo senso al trascorrere del tempo.

Ricostruiamo ciò che è successo a vantaggio del significato.

Istituiamo ambienti sensati.

Incrementiamo il valore sociale delle organizzazioni e delle comunità con le quali in vario modo interagiamo.

Attiviamo processi di innovazione e di cambiamento.

È tempo di nuovi Omero, di nuova epica, di nuovi eroi.

È tempo di donne e di uomini che ogni mattina mettono i piedi giù dal letto e fanno bene quello che devono fare, a prescindere, perché è così che si fa.

È tempo di persone normali.

È tempo di fare bene le cose perché è così che si fa.

Siamo quelli del lavoro ben fatto e vogliamo cambiare il mondo.

Nessuno si senta escluso.

E allora grazie a Vincenzo Moretti che ha scritto “Il Manifesto del Lavoro ben fatto”; grazie anche al piemontese Giovanni Cafasso e all’abruzzese Nicola Dario che ci hanno fatto diventare persone migliori.

P.S. Vi consiglio vivamente di leggere il manifesto. Lo trovate qui:
http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2016/12/09/il-manifesto-del-lavoro-ben-fatto/

Ma Harrison Ford difenderà il mio posto di lavoro?

Il 4 ottobre uscirà nelle sale il film “Blade Runner 2049”. Coloro che sono della mia generazione conosco benissimo la trama del primo film, “Blade Runner”: alcuni robot antropomorfi, i Replicanti, scappano dalle colonie extraterrestri in cui lavorano per cercare giustizia sulla Terra. Un aitante investigatore privato interpretato da Harrison Ford li inseguiva per eliminarli.

Raccontato così è molto banalizzato, ma l’aspetto interessante è che quel film nel 1982 anticipava un tema di cui si sta discorrendo molto adesso: i robot che vengono e verranno impiegati nell’industria, possono sostituire l’uomo in alcuni compiti? In sostanza, quanto dobbiamo essere preoccupati per il nostro posto di lavoro?

Per cercare di dare una risposta a questa domanda, “The European House-Ambrosetti”, un team composto da manager di aziende italiane, banche e multinazionali, ha elaborato uno studio che traccia alcune conclusioni: nei prossimi 15 anni il 14,9% del totale degli occupati, pari a 3,2 milioni, potrebbe perdere il posto di lavoro.

I settori in cui si avvertirà meno la concorrenza delle macchine sono Istruzione, Servizi per la Salute e Servizi di Informazione e Comunicazione. Il perché è facile da intuire: è più probabile che i professionisti dei settori appena citati svolgano mansioni poco sostituibili e con un’elevata componente di interazione personale.

Un’altra variabile determinante è il titolo di studio: i soggetti senza titolo di studio presentano il rischio più alto di sostituzione, ben il 21%. Per dare un termine di paragone, gli occupati con formazione post-universitaria corrono il rischio di sostituzione solo all’1%.

La buona notizia è che i robot non sono razzisti: hanno la stessa probabilità di sostituzione sia maschi che femmine, sia settentrionali che meridionali.

La conclusione di questo studioè che l’automazione «potrebbe provocare una graduale polarizzazione della ricchezza e delle competenze solo in alcune fasce privilegiate della società, portando a crescere le disparità sociali ed economiche già esistenti».

Insomma, l’obiettivo per ognuno di noi è potenziare istruzione e formazione per cercare di sconfiggere la macchina in un campo congeniale per l’uomo: la competenza.

INIZIA L’ESTATE! COME TRASFORMARE LO ZAPPING ONLINE IN AUTOAPPRENDIMENTO

Da leggere in modo leggero.

Ok, mi piacciono i giochi di parole, ma quello che voglio intendere è che di seguito ci saranno solo consigli di lettura scanzonati…ma utili sul lavoro!

Oggi inizia l’estate e non c’è niente di più piacevole del rilassarsi al mare, al parco o sul terrazzo, con una lettura e una buona informazione.

Non parlo esclusivamente di libri, ma anche di tutti quegli articoli che molto spesso troviamo girovagando nel web (operazione che chiamo “zapping online” e che mi trova impegnata quasi tutte le sere dalle 21 in poi).

In queste occasioni mi imbatto in moltissimi articoli e post interessanti, utilissimi per restare aggiornata nel mio ambito professionale.

Accade diverse volte che le informazioni sono tante e ne vorrei rimandare la lettura.

E succede sempre che d’estate i momenti di svago e relax sono più frequenti: un viaggio in treno, una giornata al mare, un momento all’aperto al parco o in terrazza. Ne approfitto così per ripescare questi post e fare buone e leggere letture di informazione.

Sicuramente è cosa comune a molti, ma per farlo senza stress servono anche gli strumenti giusti!

Dunque voglio consigliarvi alcuni tool che agevolano la catalogazione e riposizione di questi articoli e permettono piacevolmente di averli sottomano in momenti scanzonati che “quasi quasi mentre sono sul treno/prendo il sole al mare/mi rilasso in giardino, ne approfitto per qualche buona lettura e aggiornarmi”.

Personalmente questo lo trovo utilissimo e parte integrante del processo di autoapprendimento.

Ecco quindi alcuni strumenti di lettura e informazione veramente agevoli (e personalmente testati):

Flipboard (https://flipboard.com/)

È un classico aggregatore di notizie. Funziona molto bene per catalogare gli articoli a seconda degli interessi e sfogliare quelli inerenti gli argomenti preferiti, liberamente individuabili.

Issuu (https://issuu.com/)

È un’applicazione gratuita che permette di sfogliare riviste da pc, tablet o smartphone.

È possibile creare cataloghi di lettura, appuntarne alcune parti e anche condividerle su altri Social Media o via mail.

Pocket (https://getpocket.com/)

Si tratta di una reminder App che salva con un solo click le pagine web che non abbiamo il tempo di leggere. Lo strumento più immediato di tutti, soprattutto se si abbina l’estensione di Google Chrome.

Allora se andate di fretta, salvate questo articolo per una lettura successiva in relax su uno di questi tool, e ci risintonizziamo sotto l’ombrellone!

Sei in un Paese meraviglioso! (cit.)

Avete mai fatto caso alla cartellonistica pubblicitaria lungo le autostrade? Oltre alle indicazioni di viabilità, la società Autostrade utilizza questo slogan “Sei in un Paese meraviglioso! Scoprilo con noi”, per segnalare le bellezze del territorio che si stanno attraversando.

Quante volte avete fatto caso a panorami bellissimi viaggiando da un posto a un altro?

Quante volte avete pensato  “Qui una volta mi voglio fermare e vedere cosa c’è”?

Quante volte vi siete trovati a discutere con gli amici sul fatto che il nostro sia un Paese bellissimo, con un notevole potenziale da esprimere?

Lo sanno bene tutti coloro che lavorano nel turismo e si occupano di marketing e promozione del territorio.

Lo sanno anche i turisti! Infatti  dagli studi dell’ENIT (Agenzia Nazionale del Turismo) emerge quanto questo settore sia in crescita in Italia.

Basti pensare che il nostro Paese è posizionato al quinto posto nella top10 delle destinazioni turistiche internazionali.

C’è dunque sempre più bisogno di una strategia di sviluppo del territorio nel lungo periodo.

Non sono sufficienti azioni di marketing ma servono anche attività di pianificazione e promozione strategica, al fine di mantenere questo trend positivo e ottimizzare le risorse e le attrazioni del territorio.

Proprio su questo si incentrerà il nostro prossimo corso gratuito, in partenza il 17 Maggio 2017.

Il corso, dal titolo “ESPERTO DI MARKETING TERRITORIALE”, si svolgerà a Pescara dal 17 Maggio al 28 Giugno, ed è gratuito in quanto rivolto a disoccupati e inoccupati iscritti ad Adecco e finanziato dal Formatemp.

Le domande di iscrizione (corredate di curriculum, fotocopia di documento di identità e codice fiscale) saranno raccolte c/o la sede di Oltre Srl , via Breviglieri 3, Pescara – 085 431 4112 – corsi@oltresrl.eu.

Per informazioni: info@oltresrl.eu oppure visita la nostra Pagina Facebook.

Termine per le iscrizioni: lunedì 15 maggio (ore 13.00)

Cosa aspetti ad iniziare questo viaggio! Ti aspettiamo!

 

 

LinkedIn: effetti speciali

Occupandomi di Social Media spesso mi viene chiesto come “funziona” LinkedIn, sia da colleghi e amici che durante i miei interventi formativi presso Oltre.

In queste occasioni, più che spiegare come creare un account, cerco di dare consigli e suggerimenti, anche mettendo in evidenza azioni che è meglio evitare (della serie “sbagliando si impara…ma se si può evitare è meglio”).

In generale penso che, per avere un profilo social funzionale, occorra aggiornarlo e seguirlo con metodo.

Non tutti i Social Network possono interessarci o “essere fit” col nostro profilo personale e/o professionale, quindi per prima cosa non complichiamoci la vita con account inutili che poi lasciamo senza contenuti o non aggiornati (ricordiamo sempre il discorso della cura della nostra reputazione online, qui un vecchio post).

La stessa attenzione che date al vostro look, dovreste riporla al vostro profilo LinkedIn.

Il primo effetto speciale che darà al vostro account efficacia e validità è l’applicazione, anche giornaliera. Non vi consiglio di pubblicare un post al giorno, ma sicuramente è bene fare un accesso quotidianamente, scorrere la home, controllare le notifiche, accettare o rifiutare eventuali nuove richieste di collegamento e capire se sia il caso allargare la propria rete di collegamenti.

Il secondo consiglio che sento di darvi è considerare quello spazio come la vostra pagina web “aziendale”. Visionate e analizzate i siti web dei brand che più vi piacciono e cercate capire quali siano gli aspetti a cui si dà importanza e come vengono espressi. Poi provate a trasferire queste riflessioni sul vostro profilo.

Ad esempio:

  • la descrizione del vostro profilo LinkedIn (nella sezione “riepilogo”) dovrebbe essere ben scritta, esaustiva e non troppo lunga, un po’ come la mission di un’azienda. Non siate troppo autoreferenziali ma provate ad esprimere in cosa il vostro lavoro potrebbe essere un plus per una società o per le persone.
  • Utilizzate frequentemente quelle parole chiave per cui ipotizzate potreste essere cercati nella sezione “cerca” in alto, in questo modo sarete sicuramente più visibili.
  • Date importanza ai contenuti: inserite approfondimenti, foto, presentazioni di vostri progetti, idee, spunti, aggiornamenti di viaggi di lavoro, articoli.
  • La foto profilo e quella di copertina. Come espresso nel post precedente (qui) secondo una ricerca condotta da LinkedIn, i profili senza foto hanno una visibilità nettamente inferiore. Vi consiglio però di sceglierla con attenzione! Che sia un’immagine che vi rappresenti, realistica e interessante. Poi sfruttate la foto copertina per esprimere qualcosa di più evocativo di voi stessi o di questo momento della vostra vita, anche strategicamente rispetto alle candidature inoltrate.

Forse vi aspettavate trucchetti sfavillanti e non vi ho stupito, ma quoto la citazione di un regista che disse “il migliore degli effetti speciali è la verità”.

Ci vediamo su LinkedIn!

NON SI VIVE DI SOLI CURRICULA: 4 consigli per un profilo social a prova di recruiter

State cercando lavoro? Vi do una notizia importante: nel processo di ricerca e selezione di profili professionali è sempre più in espansione il social recruiting. Ciò significa che la maggior parte dei recruiter visiona i profili social dei candidati, e non solo quello LinkedIn.

La Social reputation viene presa in considerazione nella scelta del personale.

Questo non significa dover correre ad impostare su “privato” ogni contenuto del proprio profilo Facebook o rimuovere la visibilità pubblica di quello Instagram, piuttosto il contrario!

Vi consiglio di scorrere e revisionare per bene ogni account: selezionare, individuare ed evidenziare tutti quei contenuti che possono far emergere le proprie abilità e anche aspetti della vita non strettamente professionale ma che indirettamente caratterizzino il proprio profilo.

Porto un esempio: vi state proponendo nel settore Food&Beverage? Potrebbe essere interessante rendere visibili foto o contenuti che testimonino la partecipazione ad un evento di degustazione o ad un corso di formazione come quello che si sta svolgendo in questi giorni presso Oltre Srl “ESPERTO IN WINE & FOOD MANAGEMENT”.

Dunque, cosa iniziare a revisionare? Ecco di seguito alcuni consigli per gestire la propria social reputation.

  1. La foto profilo:secondo una ricerca condotta da LinkedIn, i profili senza foto hanno una visibilità nettamente inferiore. Inoltre è bene considerare che l’espressione e lo sfondo potrebbero dire molto di voi.Sceglietela con cura! Realistica, aggiornata e interessante. Sfruttate la foto copertina per esprimere qualcosa di più evocativo di voi stessi o di questo momento della vostra vita, anche strategicamente rispetto alle candidature inoltrate. Evitiamo epic fail, come foto ridicole o prese di posizione esattamente opposte all’azienda per la quale ci siamo appena candidate (direi che non è strategica la foto che vi immortala mentre bevete una Pepsi se vi siete appena candidati per la Coca Cola, fateci caso)
  2. Privacy sì: tutelate sempre la vostra privacy. E’ bene che la vostra personalità emerga ma ciò non significa aprire completamente la sfera personale, imparate a selezionare.
  3. Foto di viaggi: l’internazionalizzazione delle imprese è al giorno d’oggi un processo in continua evoluzione. Ritengo interessante dimostrare di aver vissuto all’estero o visitato diversi posti del mondo, anche se fosse per solo piacere.
  4. La lista dei “Mi piace”: questo è un consiglio che vi do e a cui pochi fanno caso. Molto spesso ci troviamo a metter “mi piace” ad una pagina senza pensarci troppo, magari perché consigliata da un amico. Beh, facciamoci caso. Se aspirate ad entrare in una delle catene food vegane più importanti al mondo, controllate di non aver messo mi piace alla pagina “I love beef” o simili 😉

Buona revisione!

 

L’agenda delle opportunità di Oltre e Nexus

agenda_post_gennaio

“L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità.” SIR WINSTON CHURCHILL

 

Ricominciamo l’anno con le nostre attività.

Nell’agenda del mese di Gennaio abbiamo moltissime opportunità, formative e di lavoro a Pescara e in Abruzzo, che vogliamo proporvi:

  • Corso gratuito rivolto a disoccupati/inoccupati iscritti ad Adecco, a Pescara

“OPERATORE DI SEGRETERIA INTERNAZIONALE” (Dal 16 GENNAIO al 24 FEBBRAIO 2017) 240h, di cui 60h in modalità e-learning. Sede: Oltre Srl, Pescara. Per iscriversi è necessario passare in sede in via A. Breviglieri 3 a Pescara, consegnando curriculum vitae, documento di riconoscimento e codice fiscale (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.30). Email: corsi@oltresrl.eu

Il corso è gratuito in quanto finanziato dal Formatemp.

Iscrizioni entro l’11 Gennaio 2017.

 

  • Corso gratuito rivolto a disoccupati/inoccupati iscritti ad Adecco, a Pescara

“TECNICO DEL MARKETING STRATEGICO E OPERATIVO” (Dal 16 GENNAIO al 24 FEBBRAIO 2017) 240h, di cui 60h in modalità e-learning. Sede: Nexus Srl, Pescara. Per iscriversi è necessario passare c/o la sede di Oltre, in via A. Breviglieri 3 a Pescara, consegnando curriculum vitae, documento di riconoscimento e codice fiscale (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17.30). Email: corsi@oltresrl.eu.

Il corso è gratuito in quanto finanziato dal Formatemp.

Iscrizioni entro l’11 Gennaio 2017.

 

  • OPPORTUNITA’ DI LAVORO 1: ADDETTO/A AL CUSTOMER CARE

Azienda nel settore di servizi commerciali cerca un addetto per la customer care.  Si richiedono spiccate doti comunicative e di relazione con il cliente, buone conoscenze informatiche, capacità organizzative e di gestione delle prenotazioni dei prodotti nonché una discreta conoscenza della lingua inglese. Inserimento tramite Tirocinio. Si richiede un’età compresa fra i 18 e i 29 anni. .

Inviare le candidature all’indirizzo email: chiara.devincentiis@uditemi.it

 

  • OPPORTUNITA’ DI LAVORO 2: ADDETTO AL CONFEZIONAMENTO DI ARTICOLI PER BARCHE

Importante azienda nel settore della tappezzeria per barche da diporto cerca un velaio con un minimo di esperienza, per il profilo di tappezziere o come addetto al confezionamento di articoli per barche a vela. Inserimento tramite Tirocinio. Si richiede un’età compresa fra i 18 e i 29 anni.

Inviare le candidature all’indirizzo email: chiara.devincentiis@uditemi.it

 

  • OPPORTUNITA’ DI LAVORO 3: Docente MADRELINGUA INGLESE

Oltre Srl è alla ricerca di DOCENTI MADRELINGUA INGLESE da inserire all’interno nei prossimi corsi di formazione.

Per le candidature, inviare il curriculum vitae all’indirizzo info@oltresrl.eu

 

Aspettiamo i vostri feedback numerosi! Keep calm and keep in touch!

 

Il futuro, questo sconosciuto

futuro lavoroQuando ero più giovane ricordo perfettamente che, ogni fine anno insieme alle amiche, si leggevano gli oroscopi che volevano pronosticare l’andamento del futuro. Sono invecchiato, sia io che le mie amiche (anche se loro in misura minore) e anche adesso cerco di indovinare il futuro. Ma non voglio più sapere cosa ci riserva il nuovo anno in materia di amore, piuttosto mi interessa conoscere la direzione che prenderà l’ambito lavorativo in cui lavoro. E invece degli oroscopi utilizzo l’esperienza unita agli articoli ed ai post che leggo. Per cui, ecco qui…per il futuro vedo e prevedo… alcune cose che penso saranno importanti il prossimo anno:

Video: per quanto riguarda il marketing su Internet i video assumeranno sempre di più importanza e saranno utilizzati in maniera massiccia, anche dalle PMI. Questo grazie a mezzi di produzione facili da utilizzare e a basso costo uniti ad una disponibilità di banda sempre maggiore. L’ho già detto l’anno scorso, e si è già avverata questa predizione. Ma me la rigioco anche quest’anno

Green business: penso che i lavori basati sulla green economy avranno sempre maggiore impatto. Sia che si tratti di energia che di agricoltura o di altri settori

Ecommerce: Dopo 10 anni in cui sento parlare dell’esplosione dell’ecommerce in Italia, penso che questo sia effettivamente l’anno in cui molte piccole attività potranno dedicarsi attivamente all’ecommerce. Utilizzando probabilmente soluzioni Cloud SaaS

Sempre meno E-mail: la cosa su cui scommetterei di più è una diminuzione importante delle e-mail in favore di servizi di messaggistica aziendali. Non so voi, ma io perdo un sacco di tempo per rispondere o ritrovare email. Sevizi come Yammer o Slack aiutano a gestire meglio le comunicazioni.

Per quanto riguarda l’occupazione, metterei al primo posto l’utilizzo dello smart working. Molte aziende cominceranno ad utilizzare questa forma di collaborazione che permette di avere risorse qualificate.

Anche l’Intelligenza Artificiale avrà sempre più spazio. Già adesso Amazon, utilizza 300.000 robot-magazzinieri Kiva nei vari punti di distribuzione del negozio del mondo.

Fino qui sono andato abbastanza sul facile. Voglio aggiungere a questo punto anche qualche scommessa più incerta. Ad esempio l’utilizzo, da parte delle PMI, di software per la business intelligence. Abbiamo un estremo bisogno di “condensare” le procedure aziendali  così da poter raccogliere e analizzare dati e informazioni strategiche. E in questo i software di Business Intelligence ci sono molto utili.

Nell’ambito della formazione direi che la realtà virtuale conoscerà una crescita, anche se una diffusione capillare nei centri si avrà più in là nel tempo.

Beh, questo è quanto. Se Mago Merlino mi fornisce qualche altra dritta, vi aggiorno

La migliore RISPOSTA NON RADICAL CHIC PER IL NUOVO ANNO

post 6 dic

Hai più o meno 30 anni, l’anno sta per concludersi e senti che ti sta aspettando, lì, pronta per essere emessa, la domanda ricorrente più temuta degli ultimi anni…

“Allora, cosa ti aspetti dal nuovo anno?!”

Tu cerchi invano di individuare tra un mucchio di risposte non propriamente scontate, simil radical chic, che in ogni caso dopo averle emesse ti faranno sentire l’essere più idiota della Terra. Appena dopo riporrai tutta la tua attenzione nella ricerca di un diversivo che ti aiuti a rimuovere la sensazione che quella domanda ti ha lasciato addosso.

Le aspettative.

Cosa significhi aspettarsi qualcosa, da un anno poi, non l’ho mai capito.

Siamo noi che ci muoviamo verso un obiettivo, o no?

Sarebbe meglio se provassimo a trasformare le aspettative in progetti fattibili, a stabilire degli obiettivi e possibilmente degli indicatori per raggiungerli.

Il problema è quando riponiamo le aspettative verso qualcos’altro, invece che muoverci su noi stessi, ad esempio verso un nuovo lavoro.  Se ci poniamo nell’ottica di stare in attesa che altri o che certe situazioni vadano nel modo che riteniamo più giusto, beh è molto probabile che resteremo delusi.

Se invece rivolgiamo il punto focale su noi stessi, attuando una strategia di ricerca attiva del lavoro e non aspettando che siano gli altri a fare il primo passo, manterremo l’attenzione su un piano concreto e saremo anche in grado di essere più interessanti, grazie ad un atteggiamento pro attivo e open minded.

Dunque se dovessero porvi questa domanda vi do già pronta la risposta:

“Io aspetto l’anno, per raggiungere i miei obiettivi”

Presuntuosi? No, realisti!