Competenze condivise

In Italia non esiste una classificazione delle competenze condivisa. Esiste la classificazione ISFOL relativa ai “fabbisogni professionali” e collegata alla Classificazione delle professioni Istat 2011, ma è molto generica.

In effetti esistono classificazioni regionali, il che ci porta ad avere 20 repertori diversi (da segnalare quelli di Lombardia e Veneto). Eppure per raggiungere una maggiore occupabilità delle persone occorre avere una classificazione delle competenze, necessaria sia per ottimizzare i percorsi di incontro domanda/offerta, sia per investire sul rafforzamento delle stesse.

Il D.Lgs. 150/2015 elenca i principali servizi e misure di politica attiva del lavoro,  parla di analisi e bilancio delle competenze professionali e si fa esplicito riferimento alla “partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze”. Ma non viene esplicitato con quali strumenti si intendono implementare tali misure. In realtà siamo ancora fermi d.lgs. 13/2013 che prevede un sistema di certificazione delle competenze ed un repertorio dei titoli di istruzione e formazione delle qualifiche professionali.

Trovo ovvio che per avere un rafforzamento delle competenze dei disoccupati occorre prima individuare strumenti e metodi efficaci per leggere e rilevare queste competenze. Non si possono però raggiungere questi obiettivi se non si costruiscono percorsi condivisi con aziende e lavoratori, per avere una classificazione delle competenze in grado di leggere e rappresentare il mercato del lavoro.

Orientamento e alternanza scuola-lavoro come amplificatori di opportunità

cvNel 2014 sono state pubblicate le Linee Guida ministeriali sull’orientamento, che sono una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle politiche attive del lavoro.

E’ necessario infatti cominciare a pensare all’orientamento non come una servizio alla persona, ma come una competenza della persona. Quindi occorre insegnare come orientarsi autonomamente. Così da non dipendere dai consigli della famiglia, non sempre oculati, o dei servizi per l’impiego.

Idea fantastica, se però ci si dota di un sistema condiviso di certificazione delle competenze. Perchè  in un mercato del lavoro in cui le certezze e la stabilità sono miraggi, occorre preparare le persone ad  essere più resistenti ed agili al cambiamento. E comunque è senz’altro più efficiente che aspettare di intercettare NEET già adulti con Garanzia Giovani.

Ovviamente assumerà molta importanza l’alternanza scuola-lavoro, perché la scuola dovrà abituerà i suoi studenti a ragionare in ottica aziendale: cioè obiettivi, tempi e risorse.

E grazie a questi contatti anticipati con il mondo del lavoro , i ragazzi non saranno spiazzati quando dovranno compilare un CV e/o sostenere colloqui di lavoro. Anzi, abituandosi a conoscere già dalla scuola le proprie competenze e le proprie potenzialità, si muoveranno sul mercato del lavoro come professionisti e non saranno smarriti in preda a stage ciclici o corsi di formazione che non portano da nessuna parte.

E’ necessario che il ciclo dell’orientamento sia più fluido, mettendo in contatto aziende e scuole, perché senza informazioni sull’offerta formativa delle scuole, nessuna azienda oserà cercare giovani da inserire in organico; e senza informazioni sulle competenze richieste dalle aziende nessuna scuola riuscirà a progettare percorsi di formazione coerenti col il proprio territorio. Non semplice, ma non impossibile.

Insomma, perché l’auto-orientamento sia effettivamente una ricetta efficace occorre partire da questi elementi:

  • Alternanza scuola-lavoro reale e non simulata, in ogni possibile forma.
  • Valutazione condivisa da tutti. Un’esperienza di contatto con il mondo del lavoro deve essere valutata, ma il metro di valutazione deve essere chiaro e leggibile per tutti: studenti, insegnanti e tutor aziendali.
  • Competenze come obiettivi di apprendimento.
    Per comunicare in modo ottimale, invece, la grammatica è indispensabile. Ma l’obiettivo rimane sempre saper comunicare, non saper fare l’analisi logica.
  • L’orientamento come una competenza. Conoscere se stessi, i propri limiti e le proprie potenzialità, cioè crearsi un’identità professionale, è il primo obiettivo di un percorso di istruzione.

Forse difficile da realizzare, ma è davvero impossibile cominciare a pensare ad un effettivo ed efficace contatto tra scuola e lavoro?

 

Resiliere, resiliere, resiliere

PiantineMi hanno dato sempre un po’ fastidio i termini che rapidamente diventano di moda. Il giorno prima nessuno ne conosce l’esistenza ed il giorno dopo, tac….sono sulla bocca di tutti.

Con la parola “resilienza” è successa la stessa cosa. Ho cominciato ad incrociare questa parola in qualche convegno et voilà: pian piano tutti parlano di resilienza.

La cosa, come dicevo, mi ha provocato un po’ di orticaria, anche perché non ne vedevo gli aspetti positivi. Ho cominciato allora a cercare di capire meglio il significato e su Wikipedia ho trovato questa definizione:

In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

Partendo da questa definizione ne ho sviluppato allora tutte le implicazioni positive.

Se infatti siamo in grado continuare a perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino, allora siamo resilienti.

E penso che compito di Oltre srl  sia insegnare ad essere resilienti, l’ho sempre vissuto come parte della mission di questa azienda.

Uno degli obiettivi di tutte le nostre attività, da MyKlondike ai corsi Formatemp, è aiutare le persone che ci seguono a fissare obiettivi indirizzati alla realizzazione di se stessi. Che poi significa essere se stessi nella realtà.

Quindi essere resilienti vuol dire non fermarsi davanti agli ostacoli che incontreremo nel nostro percorso, e non  deprimersi se non riusciamo a superarli al primo colpo.

So sulla mia pelle quanto sia difficile accettare le sconfitte come parte della crescita, o cosa voglia dire trovare davanti a sé un ostacolo che sembra alto come l’Himalaya. Eppure la vita è questa, ed è sempre stata questa. E ciascuno di noi è in grado di affrontare queste difficoltà.

Se ti interessa essere resiliente, fai una chiacchierata con noi: contattaci!

Amleto e i NEET

HamletNon nel castello di Elsinore ma in Europa si aggira un fantasma. Anzi, più di un fantasma: si tratta dei NEET.

E come Amleto questi giovani si domandano se valga la pena “essere” parte del mondo del lavoro o “non essere” parte attiva della società.

E’ quanto emerge da un’indagine di WeWorld, onlus che si occupa dei diritti di giovani e donne.
Chi sono i NEET non c’è più bisogno di ricordarlo tanto se ne è parlato negli ultimi anni, ma questo studio oltre a ricordarci alcuni dati che è meglio tenere bene a mente (il 26% dei giovani tra i 15 e i 29 anni in Italia è NEET, contro una media europea del 12,4%) fotografa come mai prima le caratteristiche basilari di questi giovani.

Hanno alle spalle un passato scolastico difficile; in Sardegna, Sicilia e in Campania il 20% dei ragazzi si ferma alla licenza media e l’alto tasso di NEET in Italia sembra la conseguenza di un tasso di dispersione altissimo: tra la prima media e l’ultima classe delle superiori si perde il 30% dei ragazzi.

Riprendendo il parallelo con il pallido principe di Danimarca, anche i NEET nostrani hanno una situazione familiare difficile. Magari la mamma non avrà partecipato all’omicidio del padre, ma comunque vivono in famiglie che subiscono la disoccupazione di uno dei genitori o altre situazioni di disagio. Contrariamente ai coetani, sono poco attivi sui social network.

Come sempre parte attiva della soluzione è la famiglia, che deve sostenere ed ispirare chi si sente oppresso dalla situazione.

La cicala, la formica e GaranziaGiovani

formiche“In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano”.

Così inizia la storia della cicala e della formica. Sappiano come finisce. Il non costruire nulla per il proprio futuro, lasciandosi abbagliare dal sole che oggi splende e che lascerà a breve il posto all’inverno, si ripropone anche oggi, sotto forme nuove.

Forse il problema è che nessuno ha spiegato alla cicala come distinguere tra le cose importanti e quelle futili. Ci proviamo?

Il proprio futuro è frutto di costruzione, di scelte, di lavoro su se stessi. Questo vale per chiunque, ma soprattutto per chi ha iniziato un proprio percorso formativo e ora si trova a dover scegliere l’agenzia che curerà la propria formazione obbligatoria nei tirocini delle Borse Lavoro.

Alcune agenzie formative richiamano le cicale, offrendo qualche euro in più, “di questi tempi fanno sempre comodo: ci vado a prendere una pizza stasera”.

Altre si rivolgono alle formiche, offrendo un pacchetto formativo completo, che assicurerà loro un futuro migliore e a lungo termine.

Essere cicala o formica però, per gli esseri umani, non è decisione della natura: siamo noi a decidere che ruolo interpretare.

  • Per favore, amiche formiche, potrei avere qualcosa da mangiare? Qui fa freddo…
  • Ah, la cicala. Ma cosa facevi mentre noi lavoravamo per il nostro futuro?
  • Io? Cantavo e riempivo del mio canto cielo e terra!”
    “Hai cantato?” replicò la formica, “Adesso balla!”

Crescere in digitale

Social Media e WebPer gli iscritti a GaranziaGiovani prende il via “crescereindigitale”, progetto che vuole rafforzare l’occupabilità dei ragazzi e contemporaneamente favorire la digitalizzazione delle Pmi.

Questa iniziativa coinvolge direttamente Google, che ha realizzato la piattaforma www.crescereindigitale.it e che fornirà alcuni docenti per il training online di 50 ore.

Coloro che passeranno il test al termine della formazione a distanza, potranno accedere ai laboratori sul territorio coordinati da Unioncamere e dal sistema delle Camere di commercio. Quindi le imprese avranno la possibilità di selezionare le persone che termineranno il percorso per  accedere agli oltre 3000 tirocini retribuiti della durata di 6 mesi.

Altro particolare: in caso di successiva assunzione del tirocinante le aziende avranno incentivi fino a 6mila euro.

Il public policy manager di Google in Italia, Diego Ciulli, nel corso della presentazione dell’iniziativa ha rilanciato l’allarme della Commissione europea:

«Entro il 2020 ben 9oomila posti di lavoro rischiano di restare vacanti per la carenza di competenze digitali e in Italia questa contraddizione è ancora più stridente».

Se vuoi sfruttare al meglio il mercato del lavoro in ambito ICT ti invito a partecipare al LABORATORIO di RICERCA ATTIVA DEL LAVORO – Focus in ambito Communication Technology che parte il 22 settembre. Nel corso del laboratorio lo staff di Oltre srl ti supporterà nell’individuazione di strategie e tecniche innovative utili all’inserimento lavorativo. Se vuoi altre informazioni telefona allo 085/7993339 oppure manda una email a corsi@oltresrl.eu