L’importanza di fare una buona impressione al primo colpo

Sai già probabilmente quanto è importante fare una buona impressione al primo contatto. Beh, è importante anche a livello di social media: un recruiter potrebbe farsi un’idea sbagliata di te o delle tue capacità,  cercando informazioni on line. Allora perché rischiare? In questa infografica ecco alcuni ottimi consigli su come padroneggiare il proprio profilo social per fare una buona prima impressione

Come padroneggiare la prima impressione digitale

2016 Social Media Inflation Index repor

social-media-inflation-indexTrackMaven, azienda che crea contenuti marketing, ha pubblicato il “2016 Social Media Inflation Index report” in cui sono stati analizzati i dati di crescita degli ultimi 12 mesi di quasi 27.000 marche attraverso cinque delle più grandi reti di social media – Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e LinkedIn.

Anche attraverso questo report emerge la rapida crescita di Instagram come social media: per i brand seguiti dal report la crescita dei follower su Instagram è aumentata tra il 6% e l’8% ogni mese. Quasi il doppio del tasso di crescita mensile dei follower su LinkedIn e più di tre volte rispetto a Facebook, Twitter, e Pinterest. In sostanza i marchi hanno raddoppiato il numero dei seguaci su Instagram anno su anno.

I dati mostrano che Instagram è stata una scelta vincente in termini di costruzione del pubblico, il che non è una sorpresa. La piattaforma visiva è un grande punto di riferimento per molte aziende in questi ultimi mesi, con i marketer in cerca di capitalizzare la crescita del pubblico. Instagram ha raddoppiato la sua base di utenti attivi passando da 200 milioni nel 2014 a 400 milioni. La piattaforma ha aperto la sua piattaforma di annunci lo scorso settembre e recentemente riportato che hanno già aderito più di 200.000 inserzionisti attivi.

Nel complesso, la crescita media annua dei follower per i marchi è stata del 42% . I Marchi su Facebook, Twitter e LinkedIn hanno visto crescere i loro follower di quasi il 25%  con Pinterest che ha registrato la crescita più bassa con il 20% .

 

 

 

Algoritmi e selezioni

iStock_000007306360_Large“Buongiorno, sono Hal 9000…possiedo un’intelligenza artificiale e sono il suo reclutatore….dica che canzone esprime al meglio la sua etica professionale…. bip….bip”

Succederà un giorno che un robot sostituirà i responsabili HR nel reclutamento delle risorse umane?

E’ quanto sostiene  Brian S. Connelly, dell’Università
di Toronto  che con alcuni ricercatori ha sviluppato una equazione, un algoritmo che nell’ambito della selezione delle risorse umane è in grado di essere più efficace del 25% rispetto ai responsabili delle risorse umane.

Questo algoritmo ovviamente non è incline ai pregiudizi: non sceglie una persona in base all’aspetto o alla provenienza da particolari zone di residenza.

Però…..

Però gli stessi autori della ricerca mettono le mani avanti, sostenendo che alcuni candidati disonesti potrebbero aggirare i sistemi di calcolo dell’equazione, riuscendo ad indirizzarli a proprio beneficio.
E poi scegliere un candidato non riguarda solo liberarsi dai pregiudizi. Un algoritmo è sicuramente in grado di calcolare gli indici di probabilità, ma riesce a giudicare le potenzialità di una persona?

Non credo ad occhi chiusi che le persone siano in grado di giudicare correttamente una persona “guardandola negli occhi o sentendo il suo odore” come sostiene qualcuno. Ma non credo nemmeno che allo stato attuale un’intelligenza artificiale sia in grado di selezionare le risorse meglio di un uomo che ha bisogno di una determinata persona in un ben definito contesto. Forse un giorno succederà, ma non è ancora giunto questo momento.

Invece il mercato del lavoro richiede specialisti HR, che supportino le aziende nel delicato percorso di selezione e gestione del capitale umano.
Per questo segnaliamo la possibilità di partecipare ad un corso finanziato Forma.Temp che intende sviluppare competenze proprio nell’ambito Risorse Umane. Se ti interessa partecipare scrivi una mail a corsi@oltresrl.eu.

Competenze condivise

In Italia non esiste una classificazione delle competenze condivisa. Esiste la classificazione ISFOL relativa ai “fabbisogni professionali” e collegata alla Classificazione delle professioni Istat 2011, ma è molto generica.

In effetti esistono classificazioni regionali, il che ci porta ad avere 20 repertori diversi (da segnalare quelli di Lombardia e Veneto). Eppure per raggiungere una maggiore occupabilità delle persone occorre avere una classificazione delle competenze, necessaria sia per ottimizzare i percorsi di incontro domanda/offerta, sia per investire sul rafforzamento delle stesse.

Il D.Lgs. 150/2015 elenca i principali servizi e misure di politica attiva del lavoro,  parla di analisi e bilancio delle competenze professionali e si fa esplicito riferimento alla “partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze”. Ma non viene esplicitato con quali strumenti si intendono implementare tali misure. In realtà siamo ancora fermi d.lgs. 13/2013 che prevede un sistema di certificazione delle competenze ed un repertorio dei titoli di istruzione e formazione delle qualifiche professionali.

Trovo ovvio che per avere un rafforzamento delle competenze dei disoccupati occorre prima individuare strumenti e metodi efficaci per leggere e rilevare queste competenze. Non si possono però raggiungere questi obiettivi se non si costruiscono percorsi condivisi con aziende e lavoratori, per avere una classificazione delle competenze in grado di leggere e rappresentare il mercato del lavoro.

Orientamento e alternanza scuola-lavoro come amplificatori di opportunità

cvNel 2014 sono state pubblicate le Linee Guida ministeriali sull’orientamento, che sono una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle politiche attive del lavoro.

E’ necessario infatti cominciare a pensare all’orientamento non come una servizio alla persona, ma come una competenza della persona. Quindi occorre insegnare come orientarsi autonomamente. Così da non dipendere dai consigli della famiglia, non sempre oculati, o dei servizi per l’impiego.

Idea fantastica, se però ci si dota di un sistema condiviso di certificazione delle competenze. Perchè  in un mercato del lavoro in cui le certezze e la stabilità sono miraggi, occorre preparare le persone ad  essere più resistenti ed agili al cambiamento. E comunque è senz’altro più efficiente che aspettare di intercettare NEET già adulti con Garanzia Giovani.

Ovviamente assumerà molta importanza l’alternanza scuola-lavoro, perché la scuola dovrà abituerà i suoi studenti a ragionare in ottica aziendale: cioè obiettivi, tempi e risorse.

E grazie a questi contatti anticipati con il mondo del lavoro , i ragazzi non saranno spiazzati quando dovranno compilare un CV e/o sostenere colloqui di lavoro. Anzi, abituandosi a conoscere già dalla scuola le proprie competenze e le proprie potenzialità, si muoveranno sul mercato del lavoro come professionisti e non saranno smarriti in preda a stage ciclici o corsi di formazione che non portano da nessuna parte.

E’ necessario che il ciclo dell’orientamento sia più fluido, mettendo in contatto aziende e scuole, perché senza informazioni sull’offerta formativa delle scuole, nessuna azienda oserà cercare giovani da inserire in organico; e senza informazioni sulle competenze richieste dalle aziende nessuna scuola riuscirà a progettare percorsi di formazione coerenti col il proprio territorio. Non semplice, ma non impossibile.

Insomma, perché l’auto-orientamento sia effettivamente una ricetta efficace occorre partire da questi elementi:

  • Alternanza scuola-lavoro reale e non simulata, in ogni possibile forma.
  • Valutazione condivisa da tutti. Un’esperienza di contatto con il mondo del lavoro deve essere valutata, ma il metro di valutazione deve essere chiaro e leggibile per tutti: studenti, insegnanti e tutor aziendali.
  • Competenze come obiettivi di apprendimento.
    Per comunicare in modo ottimale, invece, la grammatica è indispensabile. Ma l’obiettivo rimane sempre saper comunicare, non saper fare l’analisi logica.
  • L’orientamento come una competenza. Conoscere se stessi, i propri limiti e le proprie potenzialità, cioè crearsi un’identità professionale, è il primo obiettivo di un percorso di istruzione.

Forse difficile da realizzare, ma è davvero impossibile cominciare a pensare ad un effettivo ed efficace contatto tra scuola e lavoro?

 

The Great Gig in the net (ma non parliamo di Pink Floyd, che Internet li avrebbe fatti morire di fame)

greatgigE adesso è il tempo della gig economy. In che cosa consiste? E’ semplice: è l’economia dei lavoretti.
La parola è stata usata per la prima volta da Hilary Clinton in un suo discorso.

In parole povere, non esistono più le prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato) ma si lavora on demand, cioè solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze.

Esempi di questo tipo di economia sono AirBnB, Uber, Etsy.
Ma come mai siamo finiti in questo cul de sac, in cui la creazione di ricchezza non coinvolge più la classe media ma solo i grandi finanzieri ?

Sostanzialmente perché noi utenti della rete siamo prosumer, cioè consumiamo e produciamo contenuti (post su Facebook, tweet, foto su Instagram) destinati ad altri produttori-consumatori. I nostri click sono diventati merce di scambio. Le aziende che ce lo permettono, Facebook,  Twitter, Instagram, vendono spazi pubblicitari ad altri prosumer a volumi sempre più alti, ma con ricavi medi sempre più vicini allo zero. Ma se nessuno compra, a che serve la pubblicità? La soluzione a tutti i mali del secolo non è arrivata, o, almeno, la soluzione non è questa Internet dei prosumer.

In sostanza non esiste economia in un mondo dove il produttore e il consumatore sono la stessa persona. L’agricoltura di sussistenza, quella dove si vive solo del proprio orto e si mette da parte l’eccedenza, non genera commercio, non fa girare l’economia.

In parte è colpa anche della nostra schizofrenia: come consumatori vogliamo la gratuità della rete, come lavoratori ci arrabbiamo quando, sempre sulla rete, ad essere gratis siamo noi. Progresso e sviluppo hanno smesso di andare d’accordo. Social network e lavoro da tempo non hanno più un buon rapporto.

In sostanza il web sta ammazzando la classe media. I commercianti vengono fatti fuori da Amazon; l’industria musicale vale ¼ di quello che valeva pochi anni fa; stipendi che crollano non per colpa dei cinesi, ma perché esistono software in rete che riescono a fare lo stesso lavoro.

I miei figli tengono in grande considerazione gli youtubber di successo. Ok, ma per un Favj che ha avuto successo, quanti non battono chiodo? Giusto per dare un’idea: Jaron Lanier, uno dei pionieri della realtà virtuale si è preso la briga di contare i musicisti hip hop che sbarcano il lunario grazie alla rete. Nel mondo ne ho trovati 250.
IN TUTTO IL MONDO 250.
Un’inezia rispetto ai posti distrutti da Napster.

Non penso che la soluzione sia tornare al paleolitico, e nemmeno al 1950. Come sempre l’accoppiamento uomo/tecnologia riuscirà a risolvere la crisi. Bisogna però stare attenti e cominciare a realizzare che i creatori di contenuti sui quali Facebook, Google o altri social media guadagnano siamo noi. Siamo noi coloro che portano la materia prima ai grandi. Ma non mi sembra che questi mettano in bilancio un costo per la produzione di contenuti.

Ritornando alla nostra schizofrenia: siamo contenti per prezzi online stracciati, ma poi inorridiamo per la chiusura di negozi. Ci piacciono le notizie a costo zero, ma poi rimpiangiamo i tempi in cui i giornali erano in salute. E comiciamo a riflettere su una cosa: esiste un software assembla-articoli, che Forbes utilizza per redigere le notizie brevi finanziarie. Warren è un programma che comincia a prendere il posto degli analisti di Borsa meno esperti. E TurboTax sostituisce i commercialisti che ci fanno il 740.

Prima o poi arriverà il nostro turno, perché non ci vuole chissà che intelligenza artificiale straordinaria per scrivere post su facebook o sui blog (considerando soprattutto la qualità media dei post!).

Anno nuovo, vita…agli obiettivi!

Anno nuovo,

Festività concluse, inizia un nuovo anno ed è bene che sia carico di aspettative.

Dunque, stabiliamo degli obiettivi e impieghiamo tutte le energie per portarli a compimento!

Ti dò almeno 5 buoni motivi e consigli per non farti abbattere e perseguire i desiderati risultati!

  1. E’ un anno bisestile, abbiamo un giorno in più! (questa era per rompere il ghiaccio)

 

  1. Che siano obiettivi e non speranze.

Partire con un’idea concreta aiuta a concentrarsi sulla reale fattibilità e sulle modalità da attuare.

 

  1. Cerca subito delle strategie che coinvolgano solo te stesso e che puoi portare avanti con le tue sole forze.

Se sei attualmente inoccupato e sei alla ricerca di un impiego, attivati per migliorare la tua posizione a riguardo.

Cerca ad esempio le opportunità che migliorano le tue competenze, il tuo curriculum e la tua attività di ricerca del lavoro.

Noi di Oltre Srl, in partnership con Adecco Training, avvieremo dal 18 Gennaio corsi di formazione rivolti a disoccupati assolutamente gratuiti in quanto finanziati dal Forma.Temp. Sono corsi che mirano a migliorare le competenze nei percorsi professionali attualmente più richiesti dal mercato del lavoro. Se ti interessa qui troverai tutte le informazioni!

 

  1. Per ogni obiettivo raggiunto ipotizza un’attività gratificante da concederti (un acquisto desiderato, un piccolo viaggio, un’attività ristoratrice…una festa! Perché no!)

 

  1. Condividi i tuoi obiettivi!

Ti aiuterà a mantenere sempre il focus sul traguardo e anche quando avvertirai momenti difficili parlane con qualcuno: condividere la propria esperienza può sempre aiutare a rimettersi sulla strada da perseguire o ripianificare la rotta per raggiungere la meta!

Buon anno e Good Luck!

 

UTILIZZI I SOCIAL NETWORK PER TROVARE ISPIRAZIONE?

blog2

Quante volte capita di dover svolgere un nuovo lavoro e non sentirsi ispirati né concentrati a sufficienza per iniziare?

Quelle volte in cui si sente il bisogno di un motorino di accensione e il caffè (panacea di tutti i mali della giornata lavorativa) non può sortire alcun effetto…

Non mi riferisco esclusivamente a lavori di grafica e comunicazione, ma a qualsiasi attività professionale che presupponga una nuova partenza e necessiti di una miccia per iniziare a carburare.

Personalmente penso che in questi momenti l’approccio ai Social Network sia molto utile…per lo meno nel mio caso funziona!

Generalmente potrei distinguere le seguenti fasi:

  1. Il distacco.

Per prima cosa mi allontano un po’ dall’obiettivo, e cerco ispirazione altrove.

In questi casi alcuni Social Network sono il mio “spotter”: Facebook per studiare il target, Twitter se mi interessa misurare (a grandissime linee) quanto di quell’argomento si parla e in che modo, Instagram e Pinterest se ho bisogno di un riscontro visuale.

 

  1. L’osservazione.

A volte mi chiedo se non esistesse il web come lavorerei. Molto probabilmente sarei molto più osservatrice dell’esterno e dei meccanismi di comunicazione tra gli individui…

In questa fase di osservazione più approfondita individuo poche parole chiave del lavoro e avvio una ricerca sui Social Network rispetto a queste.

 

  1. L’analisi e le annotazioni.

Potrei creare un file testo in cui inserire 3-4 link o una cartella se ho bisogno di conservare contenuti visuali, ma in questi casi ci sono risorse web che vengono d’aiuto!

Pinterest è eccezionale per le annotazioni: è possibile infatti “pinnare”, cioè appuntare, i contenuti visuali in cartelle create ad hoc (che volendo si possono tenere segrete).

C’è anche Issuu, un aggregatore di riviste digitali sfogliabili in maniera gratuita online, che è ottimo per prendere nota di contenuti, foto e immagini. Chi ha un account infatti può scegliere riquadri da salvare e condividere anche sulla stessa cartella creata su Pinterest.

 

In questo modo, attivando l’osservazione e l’analisi, è più stimolante iniziare e trovare l’ispirazione.

Attenzione però: buon senso e timer alla mano, il rischio di perdersi e alla fine spendere più tempo del necessario è altissimo!

 

 

 

OTTIMIZZARE I TEMPI DI LAVORO. Come realizzare una presentazione velocemente

ottimizzare i tempi di lavoro (1)

 

Hai presente quando ti chiedono: “Sai, ci sarebbe un evento/ riunione/ convegno, mi prepareresti qualcosa da presentare a video sul progetto che abbiamo sviluppato? ”

Succede… non solo a lavoro, e accade sempre più spesso dover preparare una presentazione da proiettare in una sala a più persone.

Il 99% delle volte la tua reazione è: “Sì certo, ho il materiale a disposizione, anche troppo…tutto sta nel metterlo insieme. Per quando deve essere pronta?”

Nel 99,9% delle volte una presentazione doveva già esserci, dunque occorre realizzarla nel più breve tempo possibile.

Fare i lavori in fretta non è proficuo, ma diciamoci la verità, per realizzare una presentazione non occorre molto tempo…serve programmazione!

Prima di iniziare è FONDAMENTALE pianificare. In base al tempo di durata della presentazione, andrai ad elaborare lo storyboard: una bozza delle slide, in cui visualizzi le “vignette” che comporranno la presentazione finale.

Se non pianificherai, ti ritroverai dopo diverse ore alla seconda slide scegliendo il colore di sfondo e sapendo che manca ancora tutto da spiegare. Ti ridurrai poi alla fine a fare un copia e incolla di contenuti preparati precedentemente per la stampa (quindi testi…non adatti!) che renderanno soporifera la presentazione.

Che fare dunque per realizzare una presentazione efficace in poco tempo?

  1. Prima di tutto non riempire una slide di informazioni.

Usa un solo concetto per slide e scrivi per parole chiave.

Ricorda che una presentazione non serve ad aiutare chi presenterà a voce, ma deve essere d’impatto per l’ascoltatore.

Quindi “Less is More”: ridurre al minimo ed evitare contenuti superflui è il primo passo per evitare di perdere tempo.

 

  1. Dedica tempo allo storyboard.

Come anticipato prima, è un errore pensare che realizzare lo storyboard sia una perdita di tempo.

Decidere la struttura della presentazione aiuta ad essere più efficaci. Si riesce così ad impostare il fulcro della comunicazione senza rischiare di dover tornare indietro ad inserire informazioni dimenticate.

 

  1. Ricorri a Tool online per creare presentazioni

Nel web ci sono molti tool gratuiti per realizzare presentazioni  a video.

Il vantaggio sta nel  fatto che i layout sono preimpostati, e l’abbinamento colori/font il più delle volte è predefinito, in una serie proposta dal programma. Ciò permette di evitare perdite di tempo nella scelta del tipo di carattere o dei colori testo/sfondo.

Te ne consiglio alcuni, sono gratuiti e da provare!

https://slides.com/

https://www.haikudeck.com/

https://www.canva.com/

https://prezi.com/

E buona presentazione!

Talento e Occasione: casualità Vs forza di volontà?

TALENTO e OCCASIONE

«Una scoperta si dice che sia un incidente che incontra una mente preparata», a dirlo fu Albert Szent-Gyorgyi, lo scienziato che scoprì la vitamina C, premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1937.

Penso che questa citazione sia rappresentativa della forza di volontà dell’essere umano, del fatto che l’impegno e la caparbietà possano essere più forti della casualità.

Con il termine “incidente” potremmo pensare ad un’accezione casuale, questo però incontra “una mente preparata”.

Si intuisce, dunque, che il senso sia voler dimostrare come la forza di volontà di chi sa migliorarsi e prepararsi vince, perché pronta ad aspettarsi qualcosa di nuovo e di migliore.

Lo stesso concetto è attribuito a Seneca nella citazione:  “La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”.

Ecco, il talento è una mente preparata.

E’ la mentalità di una persona che con forza di volontà migliora e si forma, e non per ottenere risultati immediati ma perché sa aspettarli anche a lungo termine.

Reality e concorsi tv hanno forse alterato il significato di questa parola.

Eppure da quando siamo piccoli, abbiamo sempre sentito frasi del tipo “ciascuno di noi ha un talento” o sentirci apostrofare  “sei un talento” quando dimostravamo di eccellere in qualcosa o di essere portati per un’attività in maniera naturale.

Nell’ambito lavorativo sono convinta che essere un talento significhi poter esprimere le proprie competenze aggiungendo valore ad un’attività e fare in modo che gli altri lo percepiscano.

Dunque, se curiamo il nostro talento, prepariamo la nostra mente, saremo anche in grado di comunicarlo e trasferirlo agli altri…e l’occasione non ci troverà sprovveduti.