Niente pessimismo, siamo italiani

ottimistiIn pieno agosto ed in un periodo in cui l’economia da segnali altalenanti, arriva una ventata di ottimismo dai giovani.
Adecco ha svolto una ricerca tra i giovani di tutto il mondo di età compresa tra i 18 e i 30 anni, e tra gli italiani il 67% è ottimista sulla capacità di trovare lavoro entro un anno dal termine degli studi, e 6 su 10 sono convinti di essere in possesso delle giuste competenze per affrontare il futuro.

Altri dati: il 66% degli italiani intervistati ha identificato nella «conoscenza delle lingue straniere» una delle competenze chiave per affrontare al meglio il futuro lavorativo. L’«esperienza pratica» invece conta per il 64% degli intervistati e le «competenze informatiche/digitali» per il 58%.

Ancora: 8 giovani su 10 puntano a svolgere il lavoro ideale. La metà degli intervistati vede nella work experience l’elemento imprescindibile per la ricerca di un’occupazione. Negli italiani questa convinzione risulta ancor più radicata, che con il 57% va oltre la media del 50%.

4 giovani su 10 escludono di seguire strade imprenditoriali autonome.
La ricerca completa la trovate qui: https://adeccogroup.it/files/Adecco_Group_Young_people_and_work_Survey.pdf

Il sindacato del futuro

Una nuova fase del sindacato viene disegnata da Marco Bentivoglio in un’intervista a “Linkiesta”. Una fase in cui il sindacato difende i giovani  che “rischiano di essere rottamati senza nemmeno essere scesi in strada per un giro di pista”. Che prevede un sindacato meno salottiero e che piuttosto si rifaccia alla “essenza del sindacalismo, di quelle nobili forme di solidarietà collettiva che ancora oggi sono indispensabili”. Infatti un sindacato che difende solo i diritti di pochi, chiamandoli “acquisiti” non è sindacato. “Se i diritti non riguardano tutti, vanno chiamati in altro modo”. L’intervista completa la trovate qui: «Il-sindacato-del-futuro_-Se-non-tutela-i-giovani-è-già-morto»-Linkiesta

3 LIBRI di mezza estate su cui riflettere

3 LIBRI di mezza estate

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà (Italo Calvino)

 

Avete passato mezza estate lavorando, studiando, consumando qualche mozzicone di  ferie visitando il mondo o pulendo casa?

Bene, per trascorrere la seconda metà della calda stagione, vi consiglio di preparare una bella playlist con le vostre canzoni preferite degli ultimi dieci anni e leggere questi 3 libri:

  • “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo
  • “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut
  • “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Il primo è per riflettere come nella comunicazione è più efficace dire meno, ma dirlo meglio.

Il secondo è per affrontare in maniera ironica e spontanea temi importanti come la famiglia, la libertà e il futuro.

Il terzo è  per godere della tenerezza del bambino che c’è in noi (se è molto in fondo andate a ripescarlo, a costo di chiamare un sommozzatore)

Sono libri che mi hanno fornito spunti di riflessione usando uno stile comunicativo semplice, colloquiale o fiabesco.

Non voglio spoilerare nulla, dunque vi esorto a leggerli  lasciandovi alcune citazioni che spero siano sufficienti a stimolare la vostra curiosità.

 

Da “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo

“Nella nostra vita quotidiana, così come in quella professionale, ci sono abitudini che ci fanno capire quanto stia diventando pervasivo l’information overload. Pensiamo ad esempio alle fantastiche macchine fotografiche incorporate nei nostri cellulari: scattare una foto in più non è assolutamente un problema. Finisce così che alla fatidica domanda “mi fai una foto adesso che c’è il tramonto?” vengano realizzati 15-20 scatti a raffica…Nella peggiore delle ipotesi le foto sono così tante che verranno archiviate su un disco fisso, per non essere guardate mai più…Quante emozioni e bellezza si è perso per scattare tutte quelle foto, che probabilmente non guarderai mai più?”

“Qualche secolo fa Berkeley, un filosofo empirista, si chiedeva se un albero, cadendo, potesse fare rumore. Ipotizzava cioè che, non essendoci nessuno a sentirlo, il rumore non esistesse. Qui, per estensione, potremmo utilizzare lo stesso approccio: un contenuto audiovisvo, senza pubblico, fa “rumore”? Siamo tutti potenzialmente in grado di accedere al video della nonnina che cucina i carciofi, ma non lo facciamo, e questo rende l’impatto di quel video sostanzialmente nullo”

 

Da “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut (raccolta dei discorsi tenuti ai laureandi al termine dell’anno accademico da Kurt Vonnegut, scrittore americano).

“Se mai doveste trovarvi a tenere un discorso, cominciate con una battuta…Sapete perché la panna è tanto più costosa del latte? Perché le mucche odiano accucciarsi su quei cartoni così piccini…Quando vi ho fatto quella domanda sulla panna, non siete riusciti a trattenervi. Avete davvero cercato di pensare a una risposta sensata…La seconda parte della battuta annuncia che nessuno vuole sentire la vostra splendida risposta. E’ un tale sollievo sentire finalmente qualcuno che non vi richieda di essere intelligenti. Si ride di gioia.”

“Mark Twain, alla fine di una vita di profondo valore, per la quale non aveva mai ricevuto un premio Nobel, si chiese per quale scopo vivevamo tutti quanti. Tirò fuori cinque parole che lo soddisfacevano. Soddisfano anche me… “La stima dei nostri vicini”. I vicini sono le persone che vi conoscono, vi possono vedere, vi possono parlare: a cui magari sarete stati d’aiuto o avrete fornito stimoli utili….Per guadagnarvi la loro stima, dovrete applicare le capacità speciali che avete acquisito all’università e raggiungere gli standard di decenza, onestà e correttezza fissati con l’esempio dai libri e dai più anziani. E poi può anche essere che uno di voi vinca un premio  Nobel. Volete scommettere? Sono solo un milione di dollari, ma chi se ne frega. Meglio di un calcio alle gengive, come si suol dire.”

 

Da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

“In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”

“Gli uomini coltivano 5000 rose nello stesso giardino e non trovano quello che cercano. E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua. Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore!”

 

P.S. Sono una romanticona, lo ammetto!

Buona estate e buona lettura!

 

Tu chiamale se vuoi…

tu chiamale se vuoi

Cosa possiamo imparare dall’ambiente esterno?

Siamo un sistema che lavora, con una serie di forze interne ed esterne.

Utile sarebbe imparare a capire come bilanciarle, opporre resistenze e forze uguali e contrarie a quelle che dovremmo annullare, alle forze che non dovrebbero interferire nel sistema.

A volte si sente dire che lavoro e vita privata dovrebbero restare separati.

Io non ci credo.

Siamo essere umani, non BOT.

Se nel contesto lavorativo non mettessimo noi stessi al 100%, sono convinta, limiteremmo moltissimo le nostre skill personali e il frutto del nostro lavoro ne risentirebbe: sarebbe arido, omologato, spersonalizzato, qualsiasi esso sia.

E per frutto del lavoro non intendo solo l’obiettivo finale, ma tutto il processo e le attività che comporta.

Dall’altra parte credo che imparare ad affrontare le responsabilità lavorative, nonostante al di fuori dell’ambiente di lavoro qualcosa non vada, sia un modo per individuare strategie di miglioramento, oltre che doveroso.

In questo modo si cresce, si cambia e ci si adatta al contesto esterno, si apprende dall’ambiente.

Le emozioni sono parte di come ci manifestiamo all’esterno e imparare a comprendere e gestire le proprie e le altrui è fondamentale, nella vita privata ma soprattutto a lavoro. Parlo di intelligenza emotiva.

Ho iniziato a leggere questo libro https://www.amazon.it/Intelligenza-emotiva-Daniel-Goleman/dp/8817050164. Non è propriamente un bestseller da sotto l’ombrellone, ma sicuramente mi sento di consigliarlo.

La motivazione, l’empatia, la consapevolezza e il dominio di sé sono le caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva. L’uso corretto delle emozioni può essere determinante per il successo professionale.

Se non siamo in grado di gestire la forza delle emozioni, facilmente queste potrebbero influire sulla nostra capacità di ragionare lucidamente.

Dall’altra parte, se impareremo a sfruttarle, facilmente miglioreremo la consapevolezza di noi stessi e otterremo dall’ambiente esterno vere opportunità di crescita.

Io ci credo,

Ludovica

Hai detto placement?

PlaceHandQuali sono le cose importanti per un corso di formazione? Vediamo….

Ambiente accogliente…ok, d’accordo però….

Docenti preparati….ovvio….

Avere appreso competenze spendibili sul mercato del lavoro…beh, e se no che lo faccio a fare un corso di formazione….

Eppure mi sembra manchi qualcosa….. Aspè……

Ma certo la percentuale di PLACEMENT!
Ovvero: quanti hanno trovato lavoro dopo aver seguito il corso di formazione?

Bene, in Oltre/Nexus abbiamo i dati del placement che i corsi FORMATEMP, sviluppati grazie ad Adecco, riescono a generare A 4 MESI DALLA FINE DEL CORSO.

Dopo aver visto questi dati, abbiamo la certezza che il lavoro che stiamo svolgendo è un lavoro di ALTISSIMA qualità.

Per farla breve, a 4 mesi dalla fine dei corsi erogati abbiamo un placement dell’88,5%.

In parole povere, tra coloro che sono venuti nella nostra sede a ritirare l’attestato, che generalmente è pronto a 4 mesi dalla fine del corso, 8 persone su 10 lavorano. Capite che è un risultato eccezionale, frutto di un grande lavoro di team che tutta Oltre, inseme ad Adecco e grazie a FORMATEMP  svolgono.

Questo è il risultato aggregato: se andiamo a svilupparlo corso per corso i dati sono questi.

Operatore di segreteria internazionale 100,0%
Tecnico di Europrogettazione 92,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 73,6%
Social media specialist 87,5%

Adesso però voglio anche essere meno “sborone” e dire: vabbeh, questi sono i risultati tra coloro che riportano i questionari….Ma chissà in generale.
Beh anche in questo caso il risultato è fantastico. Cioè, facendo finta che nessuno abbia trovato lavoro tra coloro che hanno frequentato i corsi ma NON SONO PASSATI IN SEDE A RITIRARE L’ATTESTATO e quindi non hanno compilato il questionario allora la media del placement è del 47%. I dati disaggregati sono questi:

Operatore di segreteria internazionale 35,2%
Tecnico di Europrogettazione 36,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 50,0%
Social media specialist 64,7%

Ovviamente è una media sottostimata perché dubito che, tra questi soggetti, nessuno abbia trovato lavoro

Ma voglio lo stesso considerarla, perché è comunque un ottimo risultato. Vi assicuro che non è affatto banale avere quasi 5 allievi su 10 che lavorano a 4 mesi dal corso.

E no….non hanno fatto un corso su Esperto di turismo però adesso lavorano come toelettatori per cani di piccola taglia. Il questionario che sottoponiamo chiede anche se stanno lavorando in posti affini agli argomenti del corso.

Quindi bravi a noi di Oltre, Nexus e Adecco. Grazie a FORMATEMP.
Ma soprattutto grazie ai fantastici ragazzi che frequentano i nostri corsi: sono la vera ragione di questo successo.
Siamo onorati di lavorare con risorse ritenute eccellenti dal mondo del lavoro

Hai detto sharing?!

HAI DETTO SHARING-! (2)

Martedì 28 Giugno è stata per noi di Nexus e Oltre una giornata dedicata alla formazione aziendale.

Un’esperienza di quelle che ti danno la carica e stimolano l’affiatamento del gruppo di lavoro, di quelle che ricordano le sensazioni delle gite scolastiche: la sana competizione in un gioco di strategia in gruppi e poi le risate sugli scalini all’aria aperta.

Ci si sente ancora di più parte di un gruppo, di un ingranaggio ben oleato.

Ma ne parlo soprattutto perché il tema che è stato affrontato è quanto più attuale: la condivisione.

La condivisione intesa di informazioni, di valori e di competenze. Potrei scrivere #sharing forse, che è più di tendenza.

Sì, perché se confrontassimo le due parole “condivisione” e “sharing” su uno strumento come Google Trend che individua le parole chiave e gli argomenti più di tendenza nel motore di ricerca, ci accorgeremmo subito come la seconda, “sharing”, è sicuramente la più digitata (https://goo.gl/6OqNj0).

Si discute moltissimo infatti di sharing economy (car sharing risulta essere la ricerca più frequente su Google).

Per quanto riguarda “condivisione”, invece, è una parola digitata per lo più in maniera correlata: “condivisione file”, “condivisione internet”, “condivisione stampante”.

Dunque nei motori di ricerca si digita più la condivisione di servizi e strumenti.

Eppure martedì si è parlato, e ci siamo sperimentati poi, sull’importanza della condivisione di conoscenze e mi sono soffermata a riflettere sul fatto che non se ne parli in maniera abbastanza diretta.

Si è discusso di quanto sia importante la condivisione di conoscenze per crescere all’interno dell’organizzazione, per lo sviluppo dell’intelligenza collettiva.

Nel web c’è intelligenza collettiva (va bene ok, a volte anche demenza, lasciatemelo dire).

Esploriamo, non leggiamo. Visitiamo il web con un atteggiamento curioso e partecipativo, siamo, ad esempio, sempre più disposti a lasciare pareri e a condividere le nostre esperienze per giudicare un prodotto, un servizio o un luogo.

I Social Media hanno sicuramente incoraggiato questa tendenza.

E allora con questo post, rilancio le parole chiave “condivisione di conoscenze” e “knowledge sharing”!

P.S. Condividete, please! 😉

Il lavoro del futuro

futuro lavoroCi è capitato di vivere in un’epoca di grandi trasformazioni: globalizzazione, tecnologia sempre più presente nella nostra vita, scenari che cambiano continuamente.

Allora, che lavoro ci aspetta? Oppure che indirizzo possiamo consigliare a chi ci chiede aiuto?
Stanno nascendo infatti nuove discipline che potrebbero offrire sbocchi occupazionali importanti.

Sto parlando di Biosociologia, Psicomarketing, Econofisica, Medicina Narrativa….oppure di Futurologia!

Tutte discipline che prevedono un approccio multidisciplinare, perché il mondo che ci circonda è sempre più complesso e quindi bisognoso di una lettura dei fenomeni più articolata rispetto al passato.

Proposta lavoro, il sito che vuole raccontare in parole semplici i  cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, ha pubblicato un ebook che parla delle professioni che nasceranno.

Questo ebook non vuole risolvere le varie discipline in modo esaustivo, ma è un ottimo punto di partenza per cominciare a riflettere.

L’ebook lo trovate qui: Lavoro futuro

Buona lettura!

Hard Skill, Soft Skill e insalate

Un elenco di abilità su un curriculum è importante: è il basilico in un’insalata di pomodori. Chi è che vuole un insalata di pomodori senza basilico? Nessuno.  Quindi, come fai a mostrare che sei…. Una macchina che produce clienti? Oppure una bestia al servizio del cliente?

Comincia a scrivere una sezione “competenze” nel curriculum in cui mostri tutte le tue skill.

In realtà le competenze sono così importanti che dovrebbero essere dappertutto sul tuo C.V., non solo nella sezione competenze.
Ma hai bisogno di una sezione in cui emergono le tue competenze professionali, e dovrebbe essere in un posto ben in vista sul tuo curriculum.

Poi assicurati che un paio di tue competenze appaiano nell’introduzione . E cospargine un paio nella sezione “formazione”.

Pensa alle competenze professionali come al sale per il tuo curriculum.

Hard e Soft Skills

In primo luogo è necessario inserire le competenze legate al lavoro cui stai mirando. Quindi reali competenze professionali.

E quali sono le competenze più importanti da elencare su un curriculum?

Devi sapere è che ci sono due diversi tipi di abilità – Hard e Soft.

Le competenze HARD non sono “competenze difficili da imparare”. E non riguardano Rocco Siffredi. Sono le competenze tecniche necessarie per fare un lavoro specifico.

Diciamo che vuoi inviare un curriculum per la posizione di camionista per la nettezza urbana.
Essere in grado di guidare e possedere il giusto tipo di patente è la competenza “hard” necessaria per fare il lavoro.

Le Hard Skill tipiche da elencare su un curriculum includono cose come le competenze informatiche o la guida di un autocarro con cassone ribaltabile. Le Hard Skill sono particolarmente importanti per professioni come informatica, medicina,…..

E le Soft?

Un modo per descrivere le Soft Skill è quello di chiamarle “abilità sociali.” Le Soft Skills sono spesso legate alle qualità che compongono l'”intelligenza emotiva” di una persona.

Sono competenze come la comunicazione, il teamwork,  la creatività.

Sono spesso più difficili da dimostrare, imparare e definire delle competenze tecniche.

Ma se disponi di competenze relazionali molto sviluppate e le inserisci sul tuo curriculum, avrai più possibilità di un candidato che non ha nulla più che le competenze tecniche necessarie.

Non voglio continuare con le parole, perché ho preparato una infografica che ti aiuterà a comprendere l’importanza delle Soft Skill. Inoltre ti darà alcuni consigli su come impostare il tuo curriculum per ottenere il massimo.

CV

Che selezionatore incontrerai?

Fare il Recruiter è diventata una delle carriere più gratificante nel mondo del lavoro.
Nonostante lo stress e la fatica che il lavoro procurano, vedere i risultati finali ottenuti dà una certa soddisfazione alle persone che hanno scelto questo percorso di carriera.

I recruiter sono tuti d’accordo sul fatto che l’obiettivo finale del processo è quello di essere in grado di assumere talenti e quindi inserire persone nelle posizioni aperte.
Questo obiettivo, ovviamente, coinvolgerà tecniche e strategie diverse per ogni reclutatore.
Ecco alcune descrizioni dei recruiter che potreste incontrare durante la vostra carriera.

  1. IL NEOFITA. Questo tipo di recruiter è nuovo al mondo del recruiting.
    E’ fresco, idealista, ma ignaro del mondo in cui è entrato quando ha scelto questo campo di lavoro. Prima di tutto il Recruiter vuole dimostrare di essere in grado di lasciare un segno nel settore. Pensa che la selezione sia un semplice processo in cui si chiamano i candidati, si somministrano le interviste, e si presentano dei profili. E’ ignaro che in realtà i processi coinvolti sono molti di più. Ma nonostante ciò questo recruiter è motivato, affamato di conoscenza, e molto desideroso di imparare. Ciò che guida questa figura ne fa un individuo pienamente coinvolto e diventerà ben presto una risorsa importante per società di ricerca del personale. Essendo un neofita non significa che il reclutatore non possa avere successo con poca esperienza, piuttosto significa che è in grado di avviare un percorso che lo condurrà verso un successo a lungo termine.
  2. IL VETERANO. Se ci sono principianti, significa che ci sono anche selezionatori esperti. Questo è il tipo di recruiter che è diventato un veterano nel settore e sa tutto dell’industria del recruiting. Questo selezionatore ha assistito alla maggior parte dei cambiamenti di strategie di recruiting.
    Per questa figura con l’età arriva la conoscenza, e questo significa che è in grado di comprendere appieno le richieste da parte dei clienti e le preoccupazioni dei candidati.
    Ha tecniche di reclutamento efficaci che i nuovi selezionatori non conoscono. Di contro ha bisogno di conoscere le tendenze attuali e le nuove strategie di reclutamento.
  3. L’ANIMALE NOTTURNO. Quando tutti si riposano dopo una dura giornata di lavoro, questo recruiter è ancora vivo e lavora di notte. Questo selezionatore probabile che non sia al telefono ed effettuare chiamate ai candidati, ma è sveglio a controllare altri canali per trovare nuovi talenti.
    Il Recruiter durante la notte sta anche generando e formulando strategie e tecniche per avere migliori risultati ed esiti. Non si darà pace fino a quando non ha ottenuto i risultati prefissati e non si fermerà fino a quando è soddisfatto.
  4. L’UOMO INVISIBILE. Raramente si trova questo recruiter seduto alla sua scrivania in ufficio. Piuttosto è sempre fuori sede per partecipare a diversi incontri con le imprese. Può intervistare un candidato, o partecipare a un incontro con un cliente, o lavorare alla creazione di opportunità di business e di partnership per l’azienda. Il calendario di questo recruiter è già completamente occupato. Nel momento in cui lo vedete in ufficio, è solo per ottenere un documento e immediatamente è già fuori sede. Questo tipo di selezionatore potrebbe non sapere sempre cosa sta succedendo in ufficio, ma tutti gli sforzi che sta facendo certamente portano beneficio non solo a lui o lei, ma anche alla società di recruiting e ai suoi dipendenti.
  5. IL PERFEZIONISTA. No, questo recruiter non ha un disturbo del comportamento, ma non smetterà di lavorare fino a che non ha tutti i dettagli necessari. Vuole assicurarsi di avere tutte le informazioni necessarie per aiutare il candidato ad ottenere un lavoro o per trovare il candidato perfetto all’azienda. Non rinuncia a nulla fino a che il processo di reclutamento è avviatoal meglio.
  6. LO 007. Dare a questo selezionatore il lavoro ed ottenere il risultato è tutt’uno. Si metterà in caccia del profilo perfetto e seguirà le istruzioni da parte dei clienti. E’ in grado di conoscere tutti i dettagli ed anche di ottenere ulteriori informazioni.

Bene, questi sono i tipi che potreste incontrare durante il vostro percorso. Ovviamente questa è solo una schematizzazione, ma dovrebbe rispecchiare la realtà. Siete d’accordo?

20P.S. Grazie a Angelo Cenon Valdez per lo spunto che ha dato il via a questo post

La cultura arricchisce, davvero!

1306Alla faccia di chi dice che studiare non conviene. O che specializzarsi con corsi professionalizzanti è inutile.

Si, perché UNIONCAMERE, con il gruppo Class, ha pubblicato uno studio intitolato “PREVISIONE DEI FABBISOGNI OCCUPAZIONALI E PROFESSIONALI IN ITALIA A MEDIO TERMINE (2016-2020)” (un report sintetico lo trovate qui) e da questo studio emergono alcuni scenari per il futuro prossimo venturo, cioè il periodo 2016-2020: in primo luogo l’occupazione media crescerà annualmente dell’0,4% (nella previsione più ottimistica dello 0,8%), mentre il fabbisogno medio, cioè il rapporto tra il fabbisogno lavorativo e gli occupati, sarà del 2,3% nel periodo preso in esame.

In particolare beneficeranno di crescita occupazionale soprattutto le professioni a più alto contenuto di competenze, che tra il 2016 ed il 2020 cresceranno dal 39% al 41%, quindi di 2 punti percentuali. Se consideriamo il solo periodo la crescita media complessiva è del 40%.

Diminuiranno le figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato.
Insomma, la crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%). Nel 2020 i laureati e i diplomati dovrebbero quindi rappresentare il 65% del fabbisogno totale, contro il 62% del 2016.

Gli effetti della variazione del mix di livello professionali e livelli di istruzione avranno un impatto sul fabbisogno medio previsto per il 2016-2020 evidenziato dal grafico seguente.
Cattura

Considerando come i diversi settori contribuiranno alla formazione del fabbisogno complessivo (pari, nell’intero periodo in esame, a 2.552.500 unità), nelle prime posizioni della graduatoria si trovano la sanità- assistenza (con un tasso medio annuo di fabbisogno del 4,1%) e i servizi avanzati alle imprese (3,5%). In termini assoluti, nel 2020 il fabbisogno sarà ampiamente determinato dai servizi (83% del totale). Tra questi prevalgono nettamente il commercio, la sanità e assistenza sociale. nonché i servizi avanzati. Seguono poi l’istruzione, i servizi operativi, le costruzioni, i trasporti e il turismo.

Insomma, molti osservatori avanzano la preoccupazione  che possa profilarsi, anche se non nell’immediato, una carenza di offerta rispetto al fabbisogno di laureati espresso dal sistema economico.

La presenza, all’inizio del periodo di previsione, di un certo numero di laureati ancora in cerca di lavoro, circa 400.000 unità (pari a circa tre volte il numero medio di neo-laureati in ingresso ogni anno sul mercato del lavoro), porterebbe quindi a dire che da qui a fine decennio, la carenza segnalata potrebbe non presentarsi, e che il livello della domanda, dovendo necessariamente attingere al “bacino” dei disoccupati, consentirebbe di riportare la disoccupazione dei laureati perfino al di sotto dei valori pre-crisi.

Questa però è solo algebra. Occorrerà infatti vedere se la corrispondenza numerica troverà riscontro nella corrispondenza qualitativa.

Vale a dire se laureati, diplomati o coloro con una qualifica professionale che sono già presenti sul mercato del lavoro e quelli che vi entreranno nei prossimi anni, hanno o avranno le caratteristiche richieste: innanzitutto per indirizzo di studio ma anche per distribuzione territoriale e secondo altre caratteristiche e competenze personali e professionali che le imprese e il mondo del lavoro richiedono.

E’ questo, come si dice da più tempo, è la scommessa che Istruzione e Formazione professionale si trovano davanti ed è anche la condizione necessaria per lo sviluppo del nostro Paese.

Prendendo spunto dallo studio allora ecco una sintesi:

  • Il tasso medio annuo di fabbisogno (fabbisogno rapportato allo stock di occupati) è pari al 2,3%.
  • I tassi di fabbisogno risultano più elevati nei servizi (2,6%), mentre nell’industria, che risente di una previsione di expansion demand negativa o nulla in diversi settori, non supera l’1,5%. 
  • Il tasso di fabbisogno è più elevato per le professioni high skill (dirigenti, professioni specialistiche e tecniche), per le quali raggiunge il 2,5%, e per le professioni low skill (operai o personale non qualificato), per le quali si attesta al 2,4%, mentre per le figure intermedie è pari al 2,1%. 
  • Tra il 2016 e il 2020, la quota di figure high skill crescerà di oltre 2 punti (dal 39 al 41%), soprattutto a scapito delle figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato. 
  • La più sostenuta crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%).
  • Il confronto dell’evoluzione del fabbisogno di laureati con l’andamento previsto dell’offerta di titoli universitari indica una possibile carenza di offerta, che in parte potrebbe essere tuttavia colmata attingendo allo stock di disoccupati e con situazioni molto differenziate per i vari indirizzi di studio. 
  • Per i diplomati si dovrebbe invece mantenere anche nei prossimi anni uno scenario di eccesso di offerta, anche se in tendenziale attenuazione a anche in questo caso con situazioni molto differenziate per indirizzi. 
  • Questo quadro, che già oggi vede il manifestarsi di elementi di mismatch tra domanda e offerta per taluni profili professionali – come sistematicamente evidenziato dalle indagini Excelsior – comporterà una ricomposizione dei profili professionali attesi, che andranno a favore di una maggiore quota di figure high skill.