Allo studio nuove misure a sostegno dell’occupazione giovanile

goallVisti i dati non proprio incoraggianti che arrivano da Istat e Caritas sulla situazione giovanile in Italia, l’ANPAL sta pensando di varare due nuove misure:

  • Un «bonus occupazionale» per l’inserimento lavorativo degli under 29in difficoltà. Questa misura dovrebbe essre  nell’ambito del programma «Garanzia giovani»;
  • Un intervento di decontribuzione totale limitata alle regioni del Sud, che dovrebbe riguardare i giovani fino a 24 anni, ma anche tutti gli altri lavoratori disoccupati da almeno sei mesi.

Le misure, che dovrebbero essere finanziate con i fondi europei della precedente programmazione comunitaria riassegnate all’Italia, potrebbero essere messe in campo già all’inizio del 2017, affiancandosi all’incentivo rivolto alle imprese che assumono giovani impegnati in percorsi di alternanza scuola-lavoro o in tirocini curriculari

Sembrano quindi allo studio diversi strumenti di sostegno rivolti giovani, in particolare attraverso incentivi destinati alle aree del Paese in ritardo economico e premiando percorsi di alternanza studio/lavoro.

Tutto questo in attesa delle decisioni relative al rifinanziamento su scala europea del programma Garanzia giovani, che dovrebbe riguardare  – per il triennio 2017-2020 – risorse totali quantificabili in due miliardi di euro.

 

Cosa hanno in comune sport e lavoro (e non intendo la fatica)

post10ottobre

Non so se ritenermi sportiva o appassionata di discipline sportive, ad ogni modo sono sempre in movimento e pratico frequentemente attività fisica.

Alcuni dicono che sono “fissata”, altri pensano che sia iperattiva, altri ancora mi guardano come fossi un’aliena. Forse hanno tutti un po’ ragione e un po’ torto, personalmente sento che è la cosa che mi viene più naturale al mondo e che desidero fare se ho un po’ di tempo libero.

Ciclicamente mi appassiono ad una disciplina (anzi, a più di una) e non la vivo come una forma di svago dallo stress lavorativo, non credo affatto sia l’atteggiamento giusto. Si tratta esattamente di un’altra cosa rispetto al lavoro, ma che di riflesso può migliorare il mio approccio allo stesso.

Riflettendoci mi rendo conto di quante cose abbiano in comune lo sport e il lavoro.

Quello che ho imparato è che le cose andrebbero fatte, praticate e vissute, non come uno stress o un antistress, ma con lo scopo di ottenere un miglioramento, dandosi un obiettivo da raggiungere e gratificandosi poi di questo.

Mi spiego meglio.

Nuotare per me non è svuotare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni, o per lo meno non solo, quella è una conseguenza, piuttosto è migliorare una skill, imparare a compiere correttamente uno stile, una tecnica e poi, una volta raggiunto l’obiettivo, esserne consapevole, felice e ricominciare con uno nuovo.

Così a lavoro. Un’attività lavorativa credo non debba essere percepita come un mero incarico da svolgere sempre alla stessa maniera, ma individuando nuove soluzioni e nuove opportunità, risolvendo problemi, raggiungendo obiettivi e concludendo progetti. E’ importante poi non tralasciare la presa di consapevolezza finale e capire dove far meglio.

Non è così assurdo come paragone quello tra sport e lavoro. Soprattutto se pensiamo al lavoro di squadra. La collaborazione tra colleghi aiuta molto a superare problemi e fa da sprone a dare di più.

Allo stesso modo chi pratica sport si rende facilmente conto che allenandosi con un compagno o in gruppo riscontra risultati migliori. Ci si sente stimolati e, sia nella pratica sportiva che a lavoro, se si ha feeling con il gruppo il risultato e le prestazioni sono più soddisfacenti per ciascuno.

Anche durante i nostri corsi di formazione abbiamo verificato come le attività di lavoro in team, migliorano il senso di appartenenza e sviluppano una maggiore consapevolezza del singolo rispetto ai propri limiti, portandolo ad acquisire gli strumenti utili a superarli.

Cosa ne pensate? State già preparando il borsone, vero? Il mio è pronto in macchina 😉

CORSI SPECIALISTICI E DI AGGIORNAMENTO PER INSEGNANTI

Stiamo avviando 5 CORSI SPECIALISTICI e di aggiornamento per gli insegnanti delle scuole, previsti a Novembre/Dicembre 2016 su 4 sedi: Ancona, Pescara, Vasto e Bari.

Partner dell’iniziativa sono Edizioni Didattiche Gulliver, ente di formazione accreditato dal MIUR, Adecco Training, Nexus Srl, Oltre Srl e Polaris Formazione.

I corsi potranno essere fruiti dagli insegnanti utilizzando il Bonus di €500 previsto da La Buona Scuola.

Per maggiori dettagli, catalogo dei corsi, calendario e scheda di iscrizione è possibile visionare la pagina web di Nexus dedicata alle Scuole al seguente link www.uditemi.it/scuola/

La segreteria organizzativa è gestita da Nexus Srl ai seguenti contatti: Strada Vic.le Torretta Pescara – Tel +39 085 4315267 – Fax +39 085 4315269 – scuole@uditemi.it

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Il bon ton ai tempi dell’Instant Messaging

post1ottobre (1)

Molti di voi sapranno che recentemente anche Google ha rilasciato “Allo” una nuova app per l’instant messaging che punta a posizionarsi come competitor di WhatsApp e Telegram principalmente.

Ovviamente per essere più attraente offre qualcosa di nuovo. Niente di esageratamente entusiasmante che non sia poter disegnare sopra un’immagine, aggiungere doodle e adesivi o enfatizzare il tono della voce aumentando o riducendo la dimensione del carattere, come se fosse urlata o appena sussurrata.

Quest’ultima caratteristica mi inquieta, non poco.

Siamo arrivati al punto di voler riprodurre una conversazione parlata scrivendola, anche nell’enfasi, nel pathos.

Credo rischieremo di perdere completamente la spontaneità della comunicazione verbale, cercando di esprimerla nella messaggistica, con tutte le conseguenza negative e di incomprensione che susseguono.

Personalmente già trovo alquanto imbarazzante l’utilizzo del maiuscolo. Volete urlare qualcosa? Prendete il telefono e fatelo con la voce! Prendete la persona o il gruppo e fatelo di persona! Che senso ha urlare a una tastiera…

Non per questo voglio demonizzare l’instant messaging! Sono una sostenitrice dello sharing  e della connessione, ma un po’ credo che veramente stiamo perdendo di vista il contesto adatto…anzi il contatto.

Se in ambito personale preferirei utilizzarne un po’ meno e usare la voce e la gestualità un po’ di più (e io sono una che gesticola parecchio!) in ambito professionale trovo sia un servizio veramente utile, da liberare dal tabù che si tratti solo di un mezzo di comunicazione esclusivamente personale, con le dovute regole di buona educazione, certo.

Recentemente ho approfondito l’utilizzo dell’ instant messaging nel marketing e nei contesti lavorativi e penso che probabilmente gli utenti siano ancora in una fase molto riservata di questo strumento, percepito come esclusivo della sfera privata.

Dunque , nel riflettere ho individuato alcune buone regole nell’utilizzo della messaggistica istantanea, sia in ambito privato ma soprattutto professionale.

  • E’ vero, WhatsApp in Italia è il più diffuso, ma anche Telegram ingloba una bella fetta di utenti italiani. Su Telegram è possibile condividere video fino a 1GB e vi è la funzione Chat Segreta, con crittografia “end-to-end”, dunque trovo sia perfetta per il contesto del gruppo di lavoro (ipotizzate l’emergenza di dover avere bisogno di dati sensibili). Cerchiamo di preferire questa!
  • Penso che ognuno di noi mal digerisca “i gruppi”: il fatto di prendere il telefono e trovare un numero altissimo di notifiche non lette e dover risalire alla prima per capire il contenuto della conversazione, snerva chiunque. Quindi NEI GRUPPI E’ BENE EVITARE UNA CONVERSAZIONE BOTTA E RISPOSTA TRA 2 SOLE PERSONE! Gli altri membri ringrazieranno per non aver ridotto l’autonomia della batteria del loro smartphone 😉
  • Se avete un telefono aziendale, installatevi le principali app di messaggistica e scegliete una foto profilo professionale e che magari riporti il logo dell’azienda. Questo farebbe capire abbastanza chiaramente che l’utilizzo che ne fate per quel numero è di tipo lavorativo e metterebbe a proprio agio chiunque voglia comunicarvi qualcosa in tale ambito, che sia un cliente, un collaboratore o un collega.
  • Non disdire appuntamenti tramite messaggistica mi sembra abbastanza ovvio. Trovo però sia utile e carino inviare dei “reminder”, soprattutto se il luogo dell’incontro professionale è isolato o la strada per raggiungerlo sia difficoltosa. In tal caso un link su mappa sarà sicuramente gradito.

Questi sono solo alcuni, se avete altri consigli da dare o vi vengono in mente altri errori da evitare, a voi i commenti!

I dati ISTAT sul mercato del lavoro nel secondo trimestre 2016

datiL’Istat ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro (aprile-giugno 2016).

Che cosa emerge da questa mole di dati?

  • Che ci sono 189 mila occupati in più sul trimestre precedente, 439 mila in più sullo stesso periodo del 2015. L’aumento si registra soprattutto per le assunzioni a tempo determinato (+3,2%).
  • crescono gli occupati tra i quindici e i ventiquattro anni, anche se si resta lontani dai livelli del 2012-2013.
  • Prosegue il recupero nella classe d’età 25-34 anni (ma a luglio sono diminuiti)
  • Tra i lavoratori più maturi non ci sono exploit, anzi: in 12 mesi sono 111mila in meno.
  • Aumentano gli occupati tra i 50 e i 64 anni. Probabile effetto della riforma pensionistica, che allontana l’uscita dal mondo del lavoro.
  • Calano i NEET, che nella fascia 15-29 anni oggi sono 2,035 milioni.
  • Diminuzione disoccupazione giovanile a 35,1%. A luglio però è tornata a crescere.

Quindi dati positivi, ma non tali da permetterci di abbassare la guardia. L’occupazione resta un’emergenza.

SCUSI, PER AVERE LA NASPI?

Sono 9000 gli operatori pubblici che lavorano nelle politiche attive del lavoro. A questi vanno aggiunti i 2500 dipendenti di strutture private. Questa mini armata deve aiutare 3milioni di disoccupati .

E’ con questi numeri che deve ragionare l’ ANPAL (Agenzia nazionale per le Politiche Attive del Lavoro), la cui  partenza è prevista in questi giorni, con una dote di 400 milioni, dalla quale verranno attinti gli assegni di ricollocazione.

Come già detto in passato, uno dei lavori più impegnativi dell’ANPAL sarà riuscire ad unire le varie banche dati presenti sul territorio: INPS, Ministero del Lavoro, Centri per l’Impiego.

Ma cosa dovrà fare un disoccupato per utilizzare i servizi dell’ANPAL?

Dovrà iscriversi al centro per l’impiego o ad un’agenzia privata e fare domanda d’iscrizione all’ANPAL, per avere diritto alla NASPI. Quindi dovrà presentare una DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità). Dopo 4 mesi di NASPI il disoccupato potrà scegliere l’operatore di fiducia. Quindi entro due mesi verrà chiamato per un colloquio e il disoccupato avrà due settimane di tempo per presentarsi, altrimenti perderà l’indennità. A questo punto dovrà sottoscrivere un “patto di servizio personalizzato”, finalizzato alla formazione o al ricollocamento. Sarà obbligato a partecipare ad un corso di formazione o a svolgere un lavoro idoneo alle proprie competenze, pena la riduzione o perdita della NASPI e il diritto all’indennità.

Coloro che fanno la domanda con il proprio Pin dal sito INPS, senza ricorrere all’intermediario, dovranno non solo compilare la DID (Dichiarazione di Immediata Disponibilità al Lavoro) on line, ma devono sottoscrivere il patto di servizio entro 15 giorni, trascorsi i quali sarà il centro per l’impiego o l’operatore accreditato a mettersi in contatto con il disoccupato.

Tutto questo deve avvenire in un massimo di 12 mesi.

Qui sotto l’infografica che riassuma il tutto

ANPAL

NASPI e lavoro accessorio

La regola generale prevede che se percepisci il sostegno contro la disoccupazione puoi accettare incarichi di lavoro

Se il reddito che percepisci per un lavoro subordinato rientra nella Tax Free, cioè è al di sotto degli 8000 euro/anno, puoi continuare a percepire il NASPI. Questo limite può essere superato solo se l’incarico che ottieni non è superiore a sei mesi. Per non perdere il diritto al sostegno contro la disoccupazione, inoltre, devi denunciare all’INPS il ricavato che pensi di conseguire. Attenzione: per il lavoro accessorio il limite scende a 3000 euro/anno.

 

Ai nastri di partenza l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

cvIl cronoprogramma stabilito per l’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, prevede che cominci ad erogare i servizi entro la fine dell’anno.

Compito dell’ANPAL è predisporre politiche per l’adeguamento del lavoro che permettano la collocazione, o ricollocazione, dei disoccupati, andando ad erogare parte dei servizi offerti dal Ministero del Lavoro.

Questa Agenzia sarà strutturata su base regionale e coadiuvata dall’INPS e INAIL, dalle Agenzie per il Lavoro e da tutti i soggetti attualmente accreditati alle attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Italia Lavoro e ISFOL.

Il Jobs Act ha previsto l’istituzione dell’ANPAL per avere in Italia un mercato del lavoro trasparente ed efficiente, favorendo un incontro tra domanda e offerta che funzioni.

Secondo il suo presidente, Maurizio Del Conte, obiettivo dell’Agenzia è diventare una casa comune nazionale in cui fare confluire tutte e valorizzare le esperienze positive maturate: “Un sistema informativo integrato è la precondizione per fare funzionare l’ANPAL. Entro autunno ci sarà già una piattaforma nella quale confluiranno una serie di banche dati che oggi non si parlano tra di loro, come quella dei percettori di ammortizzatori sociali dell’Inps non collegata a quella dei Centri per l’impiego nelle Province o Regioni. Se, grazie anche alla nuova Agenzia, riusciremo a creare questa rete a partire da una nuova infrastruttura informativa, sono convinto che faremo un passo di modernizzazione straordinario per il nostro mercato del lavoro, che finalmente diverrebbe allineato alle migliori esperienze europee”.

Non c’è più spazio nella tua comfort zone

non c'è più spazio

Qualsiasi cosa tu abbia in progetto di fare, spingiti un po’ fuori dai tuoi limiti.

Ti sei da poco laureato? Non è che un tassello, non scambiarlo per una panchina. Datti pure del tempo per individuare gli strumenti più adatti per affrontare il tuo percorso, ma non stare seduto ad aspettare che passi il bus. È sempre più domenica.

E si sa, i mezzi non passano nei giorni festivi.

Hai trovato lavoro? Quella scrivania non è una gabbia, ma una finestra con persiane da spalancare. Dunque mettiti alla prova e dimostra che sei e sai fare molto di più di quanto sia venuto fuori durante il colloquio.

Prova a individuare i limiti tuoi o delle tue relazioni e ipotizza, anche solo per un attimo di superarli.

Senti la vertigine? C’è chi la scambia per paura, in realtà potrebbe essere felicità e si affronta col coraggio e attuando strategie.

Nella tua comfort zone non c’è spazio per il miglioramento di te stesso, non c’è spazio per il tuo sviluppo personale.

È solo rassicurante perché ne individui perfettamente i confini, che in realtà sono sbarre.

Al di fuori c’è tutto ciò che ti potrebbe migliorare.

Per essere liberi di esprimere se stessi ci vuole coraggio…e uno spazio immenso.

Allora, ti sei alzato da quella panchina?

 

 

 

 

Scommetti sulle qualifiche elevate, sono vincenti

IdeaQuali professioni saranno quelle più ricercate nei prossimi 4 anni? Su che indirizzi devi andare per avere più possibilità di trovare lavoro?

Unioncamere e il gruppo Class, rispondono a questa domanda grazie ad un’analisi sviluppata utilizzando uno scenario benchmark, formulato sulla base delle previsioni effettuate dalla Commissione Europea DG Ecofin sino al 2017, mentre per gli anni 2018-2020 sono state utilizzate le previsioni formulate dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World Economic Outlook.

Secondo quest’analisi su 100 persone che troveranno un lavoro entro il 2020, 41 dovranno avere una qualifica elevata (le cosiddette high skill).

Le professioni del commercio e dei servizi e quelle tecniche saranno quelle che, sotto il profilo puramente numerico, offriranno maggiori opportunità di occupazione nei prossimi 5 anni. Nel primo gruppo, spicca il fabbisogno delle professioni qualificate nelle attività commerciali (236mila unità), seguite da quelle che operano nei servizi culturali, di sicurezza e alle persone (136mila) e nelle attività ricettive e della ristorazione (119mila).

Tra le professioni tecniche le maggiori opportunità riguarderanno i profili organizzativi, amministrativi, finanziari e commerciali (circa 212mila unità), i tecnici nelle scienze della salute e della vita (136mila) e i profili scientifici, ingegneristici e della produzione (119mila).

Molto elevata anche la quota che sarà riservata alle professioni specialistiche: oltre 460mila i posti di lavoro previsti. Tra queste, prevalgono gli specialisti della formazione e della ricerca (circa 164mila unità in 5 anni) e delle scienze umane, sociali, artistiche e gestionali (125mila). I primi comprendono soprattutto gli insegnanti e i professori di scuola superiore; tra i secondi troviamo figure quali l’esperto di marketing e lo specialista della gestione e del controllo dell’impresa

Entro il 2020 saranno 2,5milioni le persone che complessivamente entreranno nel mondo del lavoro come dipendenti, imprenditori o professionisti nelle imprese o nella Pubblica amministrazione. L’analisi stima che gran parte dei nuovi ingressi sostituirà personale giunto alla pensione o, in misura più contenuta, andrà ad occupare una posizione lavorativa nuova, generata dalla crescita economica.

In sostanza due persone su cinque che troveranno lavoro entro il 2020 avranno una qualifica elevata, il 5% in più rispetto al 2016. Il fabbisogno di figure intermedie calerà, invece, di due punti percentuali portandosi al 31% della domanda totale, mentre resterà stabile al 27% la richiesta di professioni non qualificate.

I “freddi numeri” li puoi trvoare nelle tabelle che inserisco qui sotto.

Fabbisogno totale 2