NASPI e lavoro accessorio

La regola generale prevede che se percepisci il sostegno contro la disoccupazione puoi accettare incarichi di lavoro

Se il reddito che percepisci per un lavoro subordinato rientra nella Tax Free, cioè è al di sotto degli 8000 euro/anno, puoi continuare a percepire il NASPI. Questo limite può essere superato solo se l’incarico che ottieni non è superiore a sei mesi. Per non perdere il diritto al sostegno contro la disoccupazione, inoltre, devi denunciare all’INPS il ricavato che pensi di conseguire. Attenzione: per il lavoro accessorio il limite scende a 3000 euro/anno.

 

Ai nastri di partenza l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro

cvIl cronoprogramma stabilito per l’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, prevede che cominci ad erogare i servizi entro la fine dell’anno.

Compito dell’ANPAL è predisporre politiche per l’adeguamento del lavoro che permettano la collocazione, o ricollocazione, dei disoccupati, andando ad erogare parte dei servizi offerti dal Ministero del Lavoro.

Questa Agenzia sarà strutturata su base regionale e coadiuvata dall’INPS e INAIL, dalle Agenzie per il Lavoro e da tutti i soggetti attualmente accreditati alle attività di intermediazione, dagli enti di formazione, da Italia Lavoro e ISFOL.

Il Jobs Act ha previsto l’istituzione dell’ANPAL per avere in Italia un mercato del lavoro trasparente ed efficiente, favorendo un incontro tra domanda e offerta che funzioni.

Secondo il suo presidente, Maurizio Del Conte, obiettivo dell’Agenzia è diventare una casa comune nazionale in cui fare confluire tutte e valorizzare le esperienze positive maturate: “Un sistema informativo integrato è la precondizione per fare funzionare l’ANPAL. Entro autunno ci sarà già una piattaforma nella quale confluiranno una serie di banche dati che oggi non si parlano tra di loro, come quella dei percettori di ammortizzatori sociali dell’Inps non collegata a quella dei Centri per l’impiego nelle Province o Regioni. Se, grazie anche alla nuova Agenzia, riusciremo a creare questa rete a partire da una nuova infrastruttura informativa, sono convinto che faremo un passo di modernizzazione straordinario per il nostro mercato del lavoro, che finalmente diverrebbe allineato alle migliori esperienze europee”.

Non c’è più spazio nella tua comfort zone

non c'è più spazio

Qualsiasi cosa tu abbia in progetto di fare, spingiti un po’ fuori dai tuoi limiti.

Ti sei da poco laureato? Non è che un tassello, non scambiarlo per una panchina. Datti pure del tempo per individuare gli strumenti più adatti per affrontare il tuo percorso, ma non stare seduto ad aspettare che passi il bus. È sempre più domenica.

E si sa, i mezzi non passano nei giorni festivi.

Hai trovato lavoro? Quella scrivania non è una gabbia, ma una finestra con persiane da spalancare. Dunque mettiti alla prova e dimostra che sei e sai fare molto di più di quanto sia venuto fuori durante il colloquio.

Prova a individuare i limiti tuoi o delle tue relazioni e ipotizza, anche solo per un attimo di superarli.

Senti la vertigine? C’è chi la scambia per paura, in realtà potrebbe essere felicità e si affronta col coraggio e attuando strategie.

Nella tua comfort zone non c’è spazio per il miglioramento di te stesso, non c’è spazio per il tuo sviluppo personale.

È solo rassicurante perché ne individui perfettamente i confini, che in realtà sono sbarre.

Al di fuori c’è tutto ciò che ti potrebbe migliorare.

Per essere liberi di esprimere se stessi ci vuole coraggio…e uno spazio immenso.

Allora, ti sei alzato da quella panchina?

 

 

 

 

Scommetti sulle qualifiche elevate, sono vincenti

IdeaQuali professioni saranno quelle più ricercate nei prossimi 4 anni? Su che indirizzi devi andare per avere più possibilità di trovare lavoro?

Unioncamere e il gruppo Class, rispondono a questa domanda grazie ad un’analisi sviluppata utilizzando uno scenario benchmark, formulato sulla base delle previsioni effettuate dalla Commissione Europea DG Ecofin sino al 2017, mentre per gli anni 2018-2020 sono state utilizzate le previsioni formulate dal Fondo Monetario Internazionale nel suo World Economic Outlook.

Secondo quest’analisi su 100 persone che troveranno un lavoro entro il 2020, 41 dovranno avere una qualifica elevata (le cosiddette high skill).

Le professioni del commercio e dei servizi e quelle tecniche saranno quelle che, sotto il profilo puramente numerico, offriranno maggiori opportunità di occupazione nei prossimi 5 anni. Nel primo gruppo, spicca il fabbisogno delle professioni qualificate nelle attività commerciali (236mila unità), seguite da quelle che operano nei servizi culturali, di sicurezza e alle persone (136mila) e nelle attività ricettive e della ristorazione (119mila).

Tra le professioni tecniche le maggiori opportunità riguarderanno i profili organizzativi, amministrativi, finanziari e commerciali (circa 212mila unità), i tecnici nelle scienze della salute e della vita (136mila) e i profili scientifici, ingegneristici e della produzione (119mila).

Molto elevata anche la quota che sarà riservata alle professioni specialistiche: oltre 460mila i posti di lavoro previsti. Tra queste, prevalgono gli specialisti della formazione e della ricerca (circa 164mila unità in 5 anni) e delle scienze umane, sociali, artistiche e gestionali (125mila). I primi comprendono soprattutto gli insegnanti e i professori di scuola superiore; tra i secondi troviamo figure quali l’esperto di marketing e lo specialista della gestione e del controllo dell’impresa

Entro il 2020 saranno 2,5milioni le persone che complessivamente entreranno nel mondo del lavoro come dipendenti, imprenditori o professionisti nelle imprese o nella Pubblica amministrazione. L’analisi stima che gran parte dei nuovi ingressi sostituirà personale giunto alla pensione o, in misura più contenuta, andrà ad occupare una posizione lavorativa nuova, generata dalla crescita economica.

In sostanza due persone su cinque che troveranno lavoro entro il 2020 avranno una qualifica elevata, il 5% in più rispetto al 2016. Il fabbisogno di figure intermedie calerà, invece, di due punti percentuali portandosi al 31% della domanda totale, mentre resterà stabile al 27% la richiesta di professioni non qualificate.

I “freddi numeri” li puoi trvoare nelle tabelle che inserisco qui sotto.

Fabbisogno totale 2

Niente pessimismo, siamo italiani

ottimistiIn pieno agosto ed in un periodo in cui l’economia da segnali altalenanti, arriva una ventata di ottimismo dai giovani.
Adecco ha svolto una ricerca tra i giovani di tutto il mondo di età compresa tra i 18 e i 30 anni, e tra gli italiani il 67% è ottimista sulla capacità di trovare lavoro entro un anno dal termine degli studi, e 6 su 10 sono convinti di essere in possesso delle giuste competenze per affrontare il futuro.

Altri dati: il 66% degli italiani intervistati ha identificato nella «conoscenza delle lingue straniere» una delle competenze chiave per affrontare al meglio il futuro lavorativo. L’«esperienza pratica» invece conta per il 64% degli intervistati e le «competenze informatiche/digitali» per il 58%.

Ancora: 8 giovani su 10 puntano a svolgere il lavoro ideale. La metà degli intervistati vede nella work experience l’elemento imprescindibile per la ricerca di un’occupazione. Negli italiani questa convinzione risulta ancor più radicata, che con il 57% va oltre la media del 50%.

4 giovani su 10 escludono di seguire strade imprenditoriali autonome.
La ricerca completa la trovate qui: https://adeccogroup.it/files/Adecco_Group_Young_people_and_work_Survey.pdf

Il sindacato del futuro

Una nuova fase del sindacato viene disegnata da Marco Bentivoglio in un’intervista a “Linkiesta”. Una fase in cui il sindacato difende i giovani  che “rischiano di essere rottamati senza nemmeno essere scesi in strada per un giro di pista”. Che prevede un sindacato meno salottiero e che piuttosto si rifaccia alla “essenza del sindacalismo, di quelle nobili forme di solidarietà collettiva che ancora oggi sono indispensabili”. Infatti un sindacato che difende solo i diritti di pochi, chiamandoli “acquisiti” non è sindacato. “Se i diritti non riguardano tutti, vanno chiamati in altro modo”. L’intervista completa la trovate qui: «Il-sindacato-del-futuro_-Se-non-tutela-i-giovani-è-già-morto»-Linkiesta