3 LIBRI di mezza estate su cui riflettere

3 LIBRI di mezza estate

Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà (Italo Calvino)

 

Avete passato mezza estate lavorando, studiando, consumando qualche mozzicone di  ferie visitando il mondo o pulendo casa?

Bene, per trascorrere la seconda metà della calda stagione, vi consiglio di preparare una bella playlist con le vostre canzoni preferite degli ultimi dieci anni e leggere questi 3 libri:

  • “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo
  • “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut
  • “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Il primo è per riflettere come nella comunicazione è più efficace dire meno, ma dirlo meglio.

Il secondo è per affrontare in maniera ironica e spontanea temi importanti come la famiglia, la libertà e il futuro.

Il terzo è  per godere della tenerezza del bambino che c’è in noi (se è molto in fondo andate a ripescarlo, a costo di chiamare un sommozzatore)

Sono libri che mi hanno fornito spunti di riflessione usando uno stile comunicativo semplice, colloquiale o fiabesco.

Non voglio spoilerare nulla, dunque vi esorto a leggerli  lasciandovi alcune citazioni che spero siano sufficienti a stimolare la vostra curiosità.

 

Da “Il pubblico non è una mucca da contenuti” di Patrick Facciolo

“Nella nostra vita quotidiana, così come in quella professionale, ci sono abitudini che ci fanno capire quanto stia diventando pervasivo l’information overload. Pensiamo ad esempio alle fantastiche macchine fotografiche incorporate nei nostri cellulari: scattare una foto in più non è assolutamente un problema. Finisce così che alla fatidica domanda “mi fai una foto adesso che c’è il tramonto?” vengano realizzati 15-20 scatti a raffica…Nella peggiore delle ipotesi le foto sono così tante che verranno archiviate su un disco fisso, per non essere guardate mai più…Quante emozioni e bellezza si è perso per scattare tutte quelle foto, che probabilmente non guarderai mai più?”

“Qualche secolo fa Berkeley, un filosofo empirista, si chiedeva se un albero, cadendo, potesse fare rumore. Ipotizzava cioè che, non essendoci nessuno a sentirlo, il rumore non esistesse. Qui, per estensione, potremmo utilizzare lo stesso approccio: un contenuto audiovisvo, senza pubblico, fa “rumore”? Siamo tutti potenzialmente in grado di accedere al video della nonnina che cucina i carciofi, ma non lo facciamo, e questo rende l’impatto di quel video sostanzialmente nullo”

 

Da “Quando siete felici fateci caso” di Kurt Vonnegut (raccolta dei discorsi tenuti ai laureandi al termine dell’anno accademico da Kurt Vonnegut, scrittore americano).

“Se mai doveste trovarvi a tenere un discorso, cominciate con una battuta…Sapete perché la panna è tanto più costosa del latte? Perché le mucche odiano accucciarsi su quei cartoni così piccini…Quando vi ho fatto quella domanda sulla panna, non siete riusciti a trattenervi. Avete davvero cercato di pensare a una risposta sensata…La seconda parte della battuta annuncia che nessuno vuole sentire la vostra splendida risposta. E’ un tale sollievo sentire finalmente qualcuno che non vi richieda di essere intelligenti. Si ride di gioia.”

“Mark Twain, alla fine di una vita di profondo valore, per la quale non aveva mai ricevuto un premio Nobel, si chiese per quale scopo vivevamo tutti quanti. Tirò fuori cinque parole che lo soddisfacevano. Soddisfano anche me… “La stima dei nostri vicini”. I vicini sono le persone che vi conoscono, vi possono vedere, vi possono parlare: a cui magari sarete stati d’aiuto o avrete fornito stimoli utili….Per guadagnarvi la loro stima, dovrete applicare le capacità speciali che avete acquisito all’università e raggiungere gli standard di decenza, onestà e correttezza fissati con l’esempio dai libri e dai più anziani. E poi può anche essere che uno di voi vinca un premio  Nobel. Volete scommettere? Sono solo un milione di dollari, ma chi se ne frega. Meglio di un calcio alle gengive, come si suol dire.”

 

Da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

“In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…”

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.”

“Gli uomini coltivano 5000 rose nello stesso giardino e non trovano quello che cercano. E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua. Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore!”

 

P.S. Sono una romanticona, lo ammetto!

Buona estate e buona lettura!

 

Tu chiamale se vuoi…

tu chiamale se vuoi

Cosa possiamo imparare dall’ambiente esterno?

Siamo un sistema che lavora, con una serie di forze interne ed esterne.

Utile sarebbe imparare a capire come bilanciarle, opporre resistenze e forze uguali e contrarie a quelle che dovremmo annullare, alle forze che non dovrebbero interferire nel sistema.

A volte si sente dire che lavoro e vita privata dovrebbero restare separati.

Io non ci credo.

Siamo essere umani, non BOT.

Se nel contesto lavorativo non mettessimo noi stessi al 100%, sono convinta, limiteremmo moltissimo le nostre skill personali e il frutto del nostro lavoro ne risentirebbe: sarebbe arido, omologato, spersonalizzato, qualsiasi esso sia.

E per frutto del lavoro non intendo solo l’obiettivo finale, ma tutto il processo e le attività che comporta.

Dall’altra parte credo che imparare ad affrontare le responsabilità lavorative, nonostante al di fuori dell’ambiente di lavoro qualcosa non vada, sia un modo per individuare strategie di miglioramento, oltre che doveroso.

In questo modo si cresce, si cambia e ci si adatta al contesto esterno, si apprende dall’ambiente.

Le emozioni sono parte di come ci manifestiamo all’esterno e imparare a comprendere e gestire le proprie e le altrui è fondamentale, nella vita privata ma soprattutto a lavoro. Parlo di intelligenza emotiva.

Ho iniziato a leggere questo libro https://www.amazon.it/Intelligenza-emotiva-Daniel-Goleman/dp/8817050164. Non è propriamente un bestseller da sotto l’ombrellone, ma sicuramente mi sento di consigliarlo.

La motivazione, l’empatia, la consapevolezza e il dominio di sé sono le caratteristiche fondamentali dell’intelligenza emotiva. L’uso corretto delle emozioni può essere determinante per il successo professionale.

Se non siamo in grado di gestire la forza delle emozioni, facilmente queste potrebbero influire sulla nostra capacità di ragionare lucidamente.

Dall’altra parte, se impareremo a sfruttarle, facilmente miglioreremo la consapevolezza di noi stessi e otterremo dall’ambiente esterno vere opportunità di crescita.

Io ci credo,

Ludovica

Hai detto placement?

PlaceHandQuali sono le cose importanti per un corso di formazione? Vediamo….

Ambiente accogliente…ok, d’accordo però….

Docenti preparati….ovvio….

Avere appreso competenze spendibili sul mercato del lavoro…beh, e se no che lo faccio a fare un corso di formazione….

Eppure mi sembra manchi qualcosa….. Aspè……

Ma certo la percentuale di PLACEMENT!
Ovvero: quanti hanno trovato lavoro dopo aver seguito il corso di formazione?

Bene, in Oltre/Nexus abbiamo i dati del placement che i corsi FORMATEMP, sviluppati grazie ad Adecco, riescono a generare A 4 MESI DALLA FINE DEL CORSO.

Dopo aver visto questi dati, abbiamo la certezza che il lavoro che stiamo svolgendo è un lavoro di ALTISSIMA qualità.

Per farla breve, a 4 mesi dalla fine dei corsi erogati abbiamo un placement dell’88,5%.

In parole povere, tra coloro che sono venuti nella nostra sede a ritirare l’attestato, che generalmente è pronto a 4 mesi dalla fine del corso, 8 persone su 10 lavorano. Capite che è un risultato eccezionale, frutto di un grande lavoro di team che tutta Oltre, inseme ad Adecco e grazie a FORMATEMP  svolgono.

Questo è il risultato aggregato: se andiamo a svilupparlo corso per corso i dati sono questi.

Operatore di segreteria internazionale 100,0%
Tecnico di Europrogettazione 92,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 73,6%
Social media specialist 87,5%

Adesso però voglio anche essere meno “sborone” e dire: vabbeh, questi sono i risultati tra coloro che riportano i questionari….Ma chissà in generale.
Beh anche in questo caso il risultato è fantastico. Cioè, facendo finta che nessuno abbia trovato lavoro tra coloro che hanno frequentato i corsi ma NON SONO PASSATI IN SEDE A RITIRARE L’ATTESTATO e quindi non hanno compilato il questionario allora la media del placement è del 47%. I dati disaggregati sono questi:

Operatore di segreteria internazionale 35,2%
Tecnico di Europrogettazione 36,8%
Tecnico di comunicazione e promozione turistica 50,0%
Social media specialist 64,7%

Ovviamente è una media sottostimata perché dubito che, tra questi soggetti, nessuno abbia trovato lavoro

Ma voglio lo stesso considerarla, perché è comunque un ottimo risultato. Vi assicuro che non è affatto banale avere quasi 5 allievi su 10 che lavorano a 4 mesi dal corso.

E no….non hanno fatto un corso su Esperto di turismo però adesso lavorano come toelettatori per cani di piccola taglia. Il questionario che sottoponiamo chiede anche se stanno lavorando in posti affini agli argomenti del corso.

Quindi bravi a noi di Oltre, Nexus e Adecco. Grazie a FORMATEMP.
Ma soprattutto grazie ai fantastici ragazzi che frequentano i nostri corsi: sono la vera ragione di questo successo.
Siamo onorati di lavorare con risorse ritenute eccellenti dal mondo del lavoro

Hai detto sharing?!

HAI DETTO SHARING-! (2)

Martedì 28 Giugno è stata per noi di Nexus e Oltre una giornata dedicata alla formazione aziendale.

Un’esperienza di quelle che ti danno la carica e stimolano l’affiatamento del gruppo di lavoro, di quelle che ricordano le sensazioni delle gite scolastiche: la sana competizione in un gioco di strategia in gruppi e poi le risate sugli scalini all’aria aperta.

Ci si sente ancora di più parte di un gruppo, di un ingranaggio ben oleato.

Ma ne parlo soprattutto perché il tema che è stato affrontato è quanto più attuale: la condivisione.

La condivisione intesa di informazioni, di valori e di competenze. Potrei scrivere #sharing forse, che è più di tendenza.

Sì, perché se confrontassimo le due parole “condivisione” e “sharing” su uno strumento come Google Trend che individua le parole chiave e gli argomenti più di tendenza nel motore di ricerca, ci accorgeremmo subito come la seconda, “sharing”, è sicuramente la più digitata (https://goo.gl/6OqNj0).

Si discute moltissimo infatti di sharing economy (car sharing risulta essere la ricerca più frequente su Google).

Per quanto riguarda “condivisione”, invece, è una parola digitata per lo più in maniera correlata: “condivisione file”, “condivisione internet”, “condivisione stampante”.

Dunque nei motori di ricerca si digita più la condivisione di servizi e strumenti.

Eppure martedì si è parlato, e ci siamo sperimentati poi, sull’importanza della condivisione di conoscenze e mi sono soffermata a riflettere sul fatto che non se ne parli in maniera abbastanza diretta.

Si è discusso di quanto sia importante la condivisione di conoscenze per crescere all’interno dell’organizzazione, per lo sviluppo dell’intelligenza collettiva.

Nel web c’è intelligenza collettiva (va bene ok, a volte anche demenza, lasciatemelo dire).

Esploriamo, non leggiamo. Visitiamo il web con un atteggiamento curioso e partecipativo, siamo, ad esempio, sempre più disposti a lasciare pareri e a condividere le nostre esperienze per giudicare un prodotto, un servizio o un luogo.

I Social Media hanno sicuramente incoraggiato questa tendenza.

E allora con questo post, rilancio le parole chiave “condivisione di conoscenze” e “knowledge sharing”!

P.S. Condividete, please! 😉