Il lavoro del futuro

futuro lavoroCi è capitato di vivere in un’epoca di grandi trasformazioni: globalizzazione, tecnologia sempre più presente nella nostra vita, scenari che cambiano continuamente.

Allora, che lavoro ci aspetta? Oppure che indirizzo possiamo consigliare a chi ci chiede aiuto?
Stanno nascendo infatti nuove discipline che potrebbero offrire sbocchi occupazionali importanti.

Sto parlando di Biosociologia, Psicomarketing, Econofisica, Medicina Narrativa….oppure di Futurologia!

Tutte discipline che prevedono un approccio multidisciplinare, perché il mondo che ci circonda è sempre più complesso e quindi bisognoso di una lettura dei fenomeni più articolata rispetto al passato.

Proposta lavoro, il sito che vuole raccontare in parole semplici i  cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, ha pubblicato un ebook che parla delle professioni che nasceranno.

Questo ebook non vuole risolvere le varie discipline in modo esaustivo, ma è un ottimo punto di partenza per cominciare a riflettere.

L’ebook lo trovate qui: Lavoro futuro

Buona lettura!

Hard Skill, Soft Skill e insalate

Un elenco di abilità su un curriculum è importante: è il basilico in un’insalata di pomodori. Chi è che vuole un insalata di pomodori senza basilico? Nessuno.  Quindi, come fai a mostrare che sei…. Una macchina che produce clienti? Oppure una bestia al servizio del cliente?

Comincia a scrivere una sezione “competenze” nel curriculum in cui mostri tutte le tue skill.

In realtà le competenze sono così importanti che dovrebbero essere dappertutto sul tuo C.V., non solo nella sezione competenze.
Ma hai bisogno di una sezione in cui emergono le tue competenze professionali, e dovrebbe essere in un posto ben in vista sul tuo curriculum.

Poi assicurati che un paio di tue competenze appaiano nell’introduzione . E cospargine un paio nella sezione “formazione”.

Pensa alle competenze professionali come al sale per il tuo curriculum.

Hard e Soft Skills

In primo luogo è necessario inserire le competenze legate al lavoro cui stai mirando. Quindi reali competenze professionali.

E quali sono le competenze più importanti da elencare su un curriculum?

Devi sapere è che ci sono due diversi tipi di abilità – Hard e Soft.

Le competenze HARD non sono “competenze difficili da imparare”. E non riguardano Rocco Siffredi. Sono le competenze tecniche necessarie per fare un lavoro specifico.

Diciamo che vuoi inviare un curriculum per la posizione di camionista per la nettezza urbana.
Essere in grado di guidare e possedere il giusto tipo di patente è la competenza “hard” necessaria per fare il lavoro.

Le Hard Skill tipiche da elencare su un curriculum includono cose come le competenze informatiche o la guida di un autocarro con cassone ribaltabile. Le Hard Skill sono particolarmente importanti per professioni come informatica, medicina,…..

E le Soft?

Un modo per descrivere le Soft Skill è quello di chiamarle “abilità sociali.” Le Soft Skills sono spesso legate alle qualità che compongono l'”intelligenza emotiva” di una persona.

Sono competenze come la comunicazione, il teamwork,  la creatività.

Sono spesso più difficili da dimostrare, imparare e definire delle competenze tecniche.

Ma se disponi di competenze relazionali molto sviluppate e le inserisci sul tuo curriculum, avrai più possibilità di un candidato che non ha nulla più che le competenze tecniche necessarie.

Non voglio continuare con le parole, perché ho preparato una infografica che ti aiuterà a comprendere l’importanza delle Soft Skill. Inoltre ti darà alcuni consigli su come impostare il tuo curriculum per ottenere il massimo.

CV

Che selezionatore incontrerai?

Fare il Recruiter è diventata una delle carriere più gratificante nel mondo del lavoro.
Nonostante lo stress e la fatica che il lavoro procurano, vedere i risultati finali ottenuti dà una certa soddisfazione alle persone che hanno scelto questo percorso di carriera.

I recruiter sono tuti d’accordo sul fatto che l’obiettivo finale del processo è quello di essere in grado di assumere talenti e quindi inserire persone nelle posizioni aperte.
Questo obiettivo, ovviamente, coinvolgerà tecniche e strategie diverse per ogni reclutatore.
Ecco alcune descrizioni dei recruiter che potreste incontrare durante la vostra carriera.

  1. IL NEOFITA. Questo tipo di recruiter è nuovo al mondo del recruiting.
    E’ fresco, idealista, ma ignaro del mondo in cui è entrato quando ha scelto questo campo di lavoro. Prima di tutto il Recruiter vuole dimostrare di essere in grado di lasciare un segno nel settore. Pensa che la selezione sia un semplice processo in cui si chiamano i candidati, si somministrano le interviste, e si presentano dei profili. E’ ignaro che in realtà i processi coinvolti sono molti di più. Ma nonostante ciò questo recruiter è motivato, affamato di conoscenza, e molto desideroso di imparare. Ciò che guida questa figura ne fa un individuo pienamente coinvolto e diventerà ben presto una risorsa importante per società di ricerca del personale. Essendo un neofita non significa che il reclutatore non possa avere successo con poca esperienza, piuttosto significa che è in grado di avviare un percorso che lo condurrà verso un successo a lungo termine.
  2. IL VETERANO. Se ci sono principianti, significa che ci sono anche selezionatori esperti. Questo è il tipo di recruiter che è diventato un veterano nel settore e sa tutto dell’industria del recruiting. Questo selezionatore ha assistito alla maggior parte dei cambiamenti di strategie di recruiting.
    Per questa figura con l’età arriva la conoscenza, e questo significa che è in grado di comprendere appieno le richieste da parte dei clienti e le preoccupazioni dei candidati.
    Ha tecniche di reclutamento efficaci che i nuovi selezionatori non conoscono. Di contro ha bisogno di conoscere le tendenze attuali e le nuove strategie di reclutamento.
  3. L’ANIMALE NOTTURNO. Quando tutti si riposano dopo una dura giornata di lavoro, questo recruiter è ancora vivo e lavora di notte. Questo selezionatore probabile che non sia al telefono ed effettuare chiamate ai candidati, ma è sveglio a controllare altri canali per trovare nuovi talenti.
    Il Recruiter durante la notte sta anche generando e formulando strategie e tecniche per avere migliori risultati ed esiti. Non si darà pace fino a quando non ha ottenuto i risultati prefissati e non si fermerà fino a quando è soddisfatto.
  4. L’UOMO INVISIBILE. Raramente si trova questo recruiter seduto alla sua scrivania in ufficio. Piuttosto è sempre fuori sede per partecipare a diversi incontri con le imprese. Può intervistare un candidato, o partecipare a un incontro con un cliente, o lavorare alla creazione di opportunità di business e di partnership per l’azienda. Il calendario di questo recruiter è già completamente occupato. Nel momento in cui lo vedete in ufficio, è solo per ottenere un documento e immediatamente è già fuori sede. Questo tipo di selezionatore potrebbe non sapere sempre cosa sta succedendo in ufficio, ma tutti gli sforzi che sta facendo certamente portano beneficio non solo a lui o lei, ma anche alla società di recruiting e ai suoi dipendenti.
  5. IL PERFEZIONISTA. No, questo recruiter non ha un disturbo del comportamento, ma non smetterà di lavorare fino a che non ha tutti i dettagli necessari. Vuole assicurarsi di avere tutte le informazioni necessarie per aiutare il candidato ad ottenere un lavoro o per trovare il candidato perfetto all’azienda. Non rinuncia a nulla fino a che il processo di reclutamento è avviatoal meglio.
  6. LO 007. Dare a questo selezionatore il lavoro ed ottenere il risultato è tutt’uno. Si metterà in caccia del profilo perfetto e seguirà le istruzioni da parte dei clienti. E’ in grado di conoscere tutti i dettagli ed anche di ottenere ulteriori informazioni.

Bene, questi sono i tipi che potreste incontrare durante il vostro percorso. Ovviamente questa è solo una schematizzazione, ma dovrebbe rispecchiare la realtà. Siete d’accordo?

20P.S. Grazie a Angelo Cenon Valdez per lo spunto che ha dato il via a questo post

La cultura arricchisce, davvero!

1306Alla faccia di chi dice che studiare non conviene. O che specializzarsi con corsi professionalizzanti è inutile.

Si, perché UNIONCAMERE, con il gruppo Class, ha pubblicato uno studio intitolato “PREVISIONE DEI FABBISOGNI OCCUPAZIONALI E PROFESSIONALI IN ITALIA A MEDIO TERMINE (2016-2020)” (un report sintetico lo trovate qui) e da questo studio emergono alcuni scenari per il futuro prossimo venturo, cioè il periodo 2016-2020: in primo luogo l’occupazione media crescerà annualmente dell’0,4% (nella previsione più ottimistica dello 0,8%), mentre il fabbisogno medio, cioè il rapporto tra il fabbisogno lavorativo e gli occupati, sarà del 2,3% nel periodo preso in esame.

In particolare beneficeranno di crescita occupazionale soprattutto le professioni a più alto contenuto di competenze, che tra il 2016 ed il 2020 cresceranno dal 39% al 41%, quindi di 2 punti percentuali. Se consideriamo il solo periodo la crescita media complessiva è del 40%.

Diminuiranno le figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato.
Insomma, la crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%). Nel 2020 i laureati e i diplomati dovrebbero quindi rappresentare il 65% del fabbisogno totale, contro il 62% del 2016.

Gli effetti della variazione del mix di livello professionali e livelli di istruzione avranno un impatto sul fabbisogno medio previsto per il 2016-2020 evidenziato dal grafico seguente.
Cattura

Considerando come i diversi settori contribuiranno alla formazione del fabbisogno complessivo (pari, nell’intero periodo in esame, a 2.552.500 unità), nelle prime posizioni della graduatoria si trovano la sanità- assistenza (con un tasso medio annuo di fabbisogno del 4,1%) e i servizi avanzati alle imprese (3,5%). In termini assoluti, nel 2020 il fabbisogno sarà ampiamente determinato dai servizi (83% del totale). Tra questi prevalgono nettamente il commercio, la sanità e assistenza sociale. nonché i servizi avanzati. Seguono poi l’istruzione, i servizi operativi, le costruzioni, i trasporti e il turismo.

Insomma, molti osservatori avanzano la preoccupazione  che possa profilarsi, anche se non nell’immediato, una carenza di offerta rispetto al fabbisogno di laureati espresso dal sistema economico.

La presenza, all’inizio del periodo di previsione, di un certo numero di laureati ancora in cerca di lavoro, circa 400.000 unità (pari a circa tre volte il numero medio di neo-laureati in ingresso ogni anno sul mercato del lavoro), porterebbe quindi a dire che da qui a fine decennio, la carenza segnalata potrebbe non presentarsi, e che il livello della domanda, dovendo necessariamente attingere al “bacino” dei disoccupati, consentirebbe di riportare la disoccupazione dei laureati perfino al di sotto dei valori pre-crisi.

Questa però è solo algebra. Occorrerà infatti vedere se la corrispondenza numerica troverà riscontro nella corrispondenza qualitativa.

Vale a dire se laureati, diplomati o coloro con una qualifica professionale che sono già presenti sul mercato del lavoro e quelli che vi entreranno nei prossimi anni, hanno o avranno le caratteristiche richieste: innanzitutto per indirizzo di studio ma anche per distribuzione territoriale e secondo altre caratteristiche e competenze personali e professionali che le imprese e il mondo del lavoro richiedono.

E’ questo, come si dice da più tempo, è la scommessa che Istruzione e Formazione professionale si trovano davanti ed è anche la condizione necessaria per lo sviluppo del nostro Paese.

Prendendo spunto dallo studio allora ecco una sintesi:

  • Il tasso medio annuo di fabbisogno (fabbisogno rapportato allo stock di occupati) è pari al 2,3%.
  • I tassi di fabbisogno risultano più elevati nei servizi (2,6%), mentre nell’industria, che risente di una previsione di expansion demand negativa o nulla in diversi settori, non supera l’1,5%. 
  • Il tasso di fabbisogno è più elevato per le professioni high skill (dirigenti, professioni specialistiche e tecniche), per le quali raggiunge il 2,5%, e per le professioni low skill (operai o personale non qualificato), per le quali si attesta al 2,4%, mentre per le figure intermedie è pari al 2,1%. 
  • Tra il 2016 e il 2020, la quota di figure high skill crescerà di oltre 2 punti (dal 39 al 41%), soprattutto a scapito delle figure intermedie (-1,8 punti), mentre il peso delle professioni low skill resterà quasi invariato. 
  • La più sostenuta crescita delle figure high skill dovrebbe comportare, dal punto di vista dei livelli di istruzione, un significativo incremento dei laureati (+32%) e dei diplomati (+24%), mentre le restanti figure con titolo di studio più basso dovrebbero presentare un incremento nettamente inferiore (+14%).
  • Il confronto dell’evoluzione del fabbisogno di laureati con l’andamento previsto dell’offerta di titoli universitari indica una possibile carenza di offerta, che in parte potrebbe essere tuttavia colmata attingendo allo stock di disoccupati e con situazioni molto differenziate per i vari indirizzi di studio. 
  • Per i diplomati si dovrebbe invece mantenere anche nei prossimi anni uno scenario di eccesso di offerta, anche se in tendenziale attenuazione a anche in questo caso con situazioni molto differenziate per indirizzi. 
  • Questo quadro, che già oggi vede il manifestarsi di elementi di mismatch tra domanda e offerta per taluni profili professionali – come sistematicamente evidenziato dalle indagini Excelsior – comporterà una ricomposizione dei profili professionali attesi, che andranno a favore di una maggiore quota di figure high skill.