10 cose da non fare su Linkedin

socialIn questi giorni la mia collega sta parlando di Linkedin in aula, presso alcuni corsi che stiamo erogando. Ovviamente ha riscontrato un immediato interesse verso questo strumento, che i più però conoscono male e non riescono a sfruttare appieno.

Ma LinkedIn cos’è? E’ un enorme database? Oppure è uno strumento per chi cerca lavoro e anche per chi si occupa di sviluppo commerciale? Puoi pensare che sia entrambe le cose. In parole semplici puoi pensare a LinkedIn come una piazza pubblica online dove le persone possono pubblicare cartelloni su se stessi e sui loro servizi.

Puoi vedere LinkedIn anche come un evento di networking on-line che è sempre attivo. Quando immagini le interazioni su LinkedIn nel contesto di un evento di networking online, noterai subito che ci sono alcuni inviti che sono più educati rispetto ad altri.

Se vuoi essere visto come un networker maleducato, fai attenzione a non oltrepassare i limiti della buona educazione su LinkedIn. Ecco allora dieci cose che non devi mai fare su LinkedIn:

  1. Non inviare a qualcuno un invito a collegarsi con te e poi, appena collegato alla tua rete, inviare una richiesta per farti introdurre qualcuno che conoscono. Praticamente stai urlando “Sei solo un mezzo per raggiungere il mio fine!”
  2. Non chiedere a persone che non sono tuoi amici di confermare le tue competenze su LinkedIn (nemmeno scrivendo “ho accreditato le tue competenze! – Adesso accredita le mie”).
  3. Non invitate qualcuno a collegarsi con te al solo scopo di scrivere a loro un paio di giorni più tardi per chiedere informazioni sulla opportunità di lavoro che si è creata presso la loro azienda. Ti diranno “Guarda il sito internet della società.” Quest’ultima sarebbe dovuta essere la tua prima mossa.
  4. Se sei una persona che si occupa di sviluppo commerciale, non inviare a qualcuno un invito al solo scopo di colpire con una offerta commerciale il minuto successivo che si sono uniti alla tua rete.
  5. Non utilizzare un InMail quando disponi di una connessione reciproca e quindi potresti chiedere alla persona che è il vostro reciproco collegamento di introdurvi.
  6. Non guardare gli elenchi dei contatti per trovare le connessioni di primo grado e quindi inviare una mail o telefonare e dire “Abbiamo Mario Rossi in comune – conosciamoci!”. Non è meglio chiedere a Mario di introdurvi, invece?
  7. Non invitare le persone a collegarsi con te per avere il loro indirizzo di posta elettronica così da poterli aggiungere alla tua newsletter.
  8. Quando sei alla ricerca di un lavoro, attendi fino alla fine del processo di reclutamento prima di invitare le persone che hai incontrato nei colloqui di lavoro a collegarsi con te su LinkedIn. Se ottieni il lavoro, saranno tuoi collaboratori. Se non ottieni il lavoro, puoi inviare un messaggio di ringraziamento via e-mail una volta che il processo di reclutamento è finito. In questo messaggio puoi chiedere “Posso inviare un invito su LinkedIn?”
  9. Non supporre che tutti nella tua rete di primo grado stiano morendo dalla voglia di diventare un punto di riferimento per te. Chiedi il permesso prima di inviare mail inerenti il lavoro nelle loro caselle di posta LinkedIn.
  10. Infine, ricorda che tutti sono sovraccaricati di informazioni. Tutti hanno un elenco infinito di cose da fare. Non abusare della gentilezza degli estranei e manterrai la tua reputazione in rete incontaminata!

La laurea conviene?

abcdDai dati Istat (che trovate qui: http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCCV_TAXOCCU) emerge chiara una situazione: la laurea comincia a convenire dopo i 35 anni, sia perché si trova più facilmente lavoro, sia perché si guadagna di più.

Sotto i 35 anni invece la conquista dell’agognato “pezzo di carta supremo” non incide più di tanto: trovano lavoro in due casi su tre sia diplomati che  laureati.
Per  il resto, i dati confermano in maniera più o meno esatta quanto già si è detto ultimamente: le lauree con più occupazione sono ingegneria e medicina, mentre le lauree letterarie sono in ribasso.

Per quanto riguarda i settori,  industria e costruzioni hanno perso ciascuno circa mezzo milione di occupati. La crescita arriva dal settore dei servizi e rispetto al 2008 crescono – in misura minore – anche gli occupati nell’istruzione e nella sanità, mentre il sogno del posto a vita nel settore pubblico, Checco Zalone docet,  comincia a somigliare a un miraggio, visto che in sette anni i dipendenti pubblici sono calati di 140mila unità.

Anche gli imprenditori diminuiscono, passando in 12 anni da 400.000 a poco più della metà. Diminuiscono anche i dipendenti mentre crescono i professionisti, oggi 230mila in più rispetto al 2006, mentre gli operai hanno assorbito il colpo della crisi e sono tornati grosso modo allo stesso livello del 2008.
Un articolo esaustivo su questi argomenti lo trovate qui: Ma la laurea conviene ancora?